Prendo a prestito il titolo di una meravigliosa raccolta di brani di Vinicio Capossela in cui l’artista ha pensato di mettere insieme le canzoni delle quali “non si può fare a meno”, per parlare di tutt’altro e tentare di rispondere ad un caro amico che, dopo aver letto i miei interventi nel blog, mi ha chiesto: “Ma tu che cosa ci stai a fare dentro il Pd? E non rispondermi – perchè voglio cambiare le cose dal “di dentro”!”.

In effetti, a pensarci bene, potevo anche telefonargli…

Ma visto che ormai son qui, vediamo se le mie motivazioni sono almeno comuni, come io credo, a molti compagni di partito che, come me, vivono con estrema difficoltà la militanza in un partito nel quale l’operato dei gruppi dirigenti è quasi sempre in contrasto con quel che pensano.

Intanto c’è una ragione “originale” che sta all’inizio di questa avventura, anzi, scusate, ce ne sono due. Lo so che non sono mica tante, ma me ne sono giocata una rispondendo subito ad Alberto Iotti, che è il mio amico di prima: “ no, no, vedrai che non ti rispondo così “.

La prima riguarda la condivisione dell’idea fondatrice del Partito democratico e cioè il tentativo di mettere insieme non solo due culture, quella laica e quella cattolica, che per anni si sono trovate su fronti opposti, ma anche tutte quelle “differenze” che animano da sempre il mondo della sinistra e che rappresentano una straordinaria ricchezza di idee, proposte e potenzialità.

Trovo semplicemente catastrofico che il mio partito, dopo aver cavalcato questa straordinaria idea e averla fatta digerire ai tanti compagni, più che diffidenti rispetto a nuove “aperture”, si sia poi immediatamente richiuso in se stesso e, ricadendo in un vizio storico, ha continuato a ritenere di essere l’unico depositario della “verità”, ricominciando a bollare come nemico tutto ciò che aveva intorno.

Io darei chissà che cosa perché all’interno del mio partito potessero trovare l’adeguato spazio le idee dei grillini o del popolo viola, dei ragazzi di Emergency, Libera o di Jacopo Fo, per dirne uno, (che sul questo blog ha scritto una lettera a Bersani che sarebbe da stampare e appendere in tutte le sezioni e in tutti i Consigli regionali, provinciali e comunali, nei quali abbiamo ancora l’onore di amministrare). Travaglio, per dirne un altro, lo inviterei a tutte le feste dell’Unità, invece di tagliarlo fuori come un brutto male!

Aprirsi a queste idee e a queste persone, che con passione se ne fanno portavoce, sarebbe la soluzione di tanti problemi. Invece sentiamo i nostri dirigenti o amministratori altolocati, riempirsi la bocca di “green-economy”, “di sviluppo sostenibile” e un attimo dopo si mettono a sedere tirando fuori i progetti della Via Emilia Bis, dei termovalorizzatori, che non li chiamano neanche più inceneritori perché fa più “di sinistra” cambiare i nomi alle cose.

Allora mi chiedo spesso: sono io che ho capito male quando han spiegato cosa intendevano fare con il Partito democratico o sono loro che, come al solito, han fatto al rovescio di quel che han detto.

Visto che son convinto di non aver capito male, mi batto affinché quell’idea originale si mantenga viva e continuo a sognare di vedere insieme idee, culture, e proposte diverse in un partito capace di coglierne il meglio e saperlo trasformare in un progetto di futuro diverso da questo.

A me un partito monolito dove tutti la pensano nello stesso modo, pisciano e cagano alla stessa ora e diventano tristi a forza di raccontarserla tra di loro, mi dispiace, ma proprio non riesco più neppure a concepirlo.

Poi c’è una seconda ragione forse più terra terra ma che per me significa molto. A me, di fare la tessera, l’ha chiesto il Cin. Ora capisco che per voi che leggete è un po’ difficile spiegare chi è il Cin del Ponte Enza, ma ci provo perché è anche sicuramente il compagno di partito che avete seduto vicino nella vostra sezione.

Ormai è anziano, poverino, ha una gamba che cammina male e adesso si fa anche un po’ fatica a capirlo quando parla, ma se hai la fortuna di saperlo ascoltare allora sai che è sempre il più estremista di tutti; per dirne una, quando hanno eletto il Papa lui ha sentenziato subito che quello lì era una vecchia esse-esse amico dei pedofili, e mi sa che ci sia andato poco lontano-) poi è ancora un po’ filosovietico, mangerebbe un prete al giorno, dorme sotto il quadro di Carlo Marx ed è sempre in prima linea in tutte le battaglie.

Ora, uno così voi pensereste che ad ogni congresso abbia votato contro le proposte di trasformazione del partito. Dal primo cambio di nome ad oggi, invece, vacca miseria, dopo aver detto peste e corna contro quel che ci proponevano di fare, ha sempre votato seguendo l’indirizzo della maggioranza, pronunciando quasi sempre la classica frase “noi dobbiamo stare uniti, diteglielo a quelli di Roma che devono stare uniti”.

Beh, adesso io, a questi compagni qui, che ce ne sono ancora nel mio partito, e che prima mi facevano incazzare come una bestia, adesso gli voglio bene come chissà. Mi sembrano la cosa più umile, bella e onesta che uno possa avere al suo fianco dentro ad un partito. Quelli che ancora si fidano a prescindere. Quelli che si scrivono l’intervento da fare in sezione, su un tovagliolo, a tavola, prima di cena, e sono semplicemente contenti di aver potuto dire la loro anche se sanno benissimo che fuori da quelle quattro mura nessuno li ascolta.

Ecco, a me piace stare con loro. Si sono ampiamente meritati il mio rispetto.

Sono certo che siano loro L’indispensabile del quale “non si può fare a meno”.