Per prima cosa viene scavata una buca profonda e stretta in cui viene fatto scomparire il corpo della donna, immobilizzato e sigillato col terriccio. Dal suolo deve spuntare solo la testa, nuda, priva di ogni riparo, in grado di ruotare appena appena in avanti e all’indietro. Un bersaglio fermo e vulnerabile, perfetto anche per i tiratori piu’ scadenti.

Potrebbero colpirlo persino quei ragazzetti che al luna park tentano di accaparrarsi un pelouche lanciando palle di pezza. Intorno alla testa che sembra poggiare sul terreno come fosse stata decollata, ma che ha occhi vivi e gonfi di terrore, il gruppo dei giustizieri. Le loro armi sono semplici sassi, ma scelti e lavorati con molta cura. Non possono essere troppo grossi perché altrimenti ne basterebbero uno o due per massacrare il cranio della disgraziata, e amen. Devono essere di medie o piccole dimensioni però molto aguzzi, in grado di provocare tante ferite, di scuoiare il viso trasformandolo in una maschera di sangue e di prolungare a lungo l’agonia . Questa la morte che attendeva Sakineh Mohammadje Ashtiani, una donna iraniana di 42 anni accusata di adulterio. Era stata condannata nel 2006 da un tribunale islamico, una sentenza confermata l’anno dopo dalla Corte suprema di Teheran. Si dice che la sentenza non sia stata ancora eseguita perché la colpa di Sakinenh risulta incerta: il suo avvocato sostiene che l’accusata ha confessato di aver avuto rapporti con due uomini ma dopo essere stata preparata a questa ammissione con 99 frustate. E che comunque quei rapporti sarebbero stati di natura imprecisata. In realtà la condanna è stata rinviata perché contro questa sentenza di demente ferocia sono insorti in tanti in tutto il mondo, intellettuali, politici, premi Nobel.

Sabato la notizia che dovrebbe confortarci: benignamente la pena potrebbe essere trasformata in impiccagione. O forse sospesa, per ragioni squisitamente politiche. Nessuna novità invece per Azar Daghar. A quattordici anni è stata accusata dal marito di avere relazioni con altri uomini e sveltamente, come tutte le adultere,è stata condannata alla lapidazione . Ma per essere giustiziate bisogna aver raggiunto la maggiore età e dunque da quattro anni Azar aspetta. Per prepararla meglio all’evento due volte nel cortile del carcere dov’è rinchiusa è stata simulata con eccellente verosimiglianza la sua lapidazione, con preventivo sotterramento, eccetera. Nei Paesi in cui religione e Stato si confondono le donne sono le vittime predilette, anche quando la loro unica colpa è quella di vivere. In Iran tra adultere e peccatori di altro genere la media è di 340 esecuzioni ogni anno.

Doveroso uno sguardo ai dati sulla pena capitale forniti da “ Nessuno tocchi Caino”: nel 2008 la Cina si aggiudicava il primo posto con cinquemila esecuzioni, gli Usa arrivavano a 37, la Bielorussia, Paese europeo, a 4, il Giappone a 15, ma con contorno di tortura orientale: al condannato viene sempre celata la data ultima, in modo che la suspence quotidiana si possa prolungare per anni.