Riferisce La Stampa che “non stupiscono” Enrico Mentana le dichiarazioni di Berlusconi sulla libertà di stampa che “non è un diritto assoluto”. E dov’è la notizia? E’ chiaro che colui che è stato direttore per 18 anni del Tg dell’azienda-partito (o partito-azienda) conosce perfettamente le idee, chiamiamole così, di colui che è stato per 18 anni il suo esigente e invadente datore di lavoro e di delimitazioni (e accorte auto-delimitazioni) politico-informative.

Del resto è una non-notizia – colpevolmente enfatizzata e agitata dalla stampa “democratica” come una clava per colpire quel popolare gaffeur internazionale che è Cavaliere – la pur malintenzionata dichiarazione in oggetto. “La libertà di stampa non è un diritto assoluto”. E chi ha mai detto il contrario? “In democrazia non esistono diritti assoluti, perché ognuno incontra un limite negli altri diritti”. E cosa c’è o ci dovrebbe essere di più pacifico e scontato fra quanti quotidianamente si indignano e insorgono di fronte alla pretesa proprio del Cavaliere di non incontrare limite alcuno né nella Costituzione, né nella Corte Costituzionale, né nelle leggi, né nella magistratura, né nel presidente della Repubblica, né nel Parlamento, né nelle opposizioni, né in Fini, né in Tremonti?

Mentana ha ragione: “Berlusconi certo non è fascista, ma si potrebbe citare Ernesto Rossi: se un fascista dice che piove e fuori piove, ha ragione”. Berlusconi non è difatti, da un punto di vista strettamente filologico, fascista. Quindi anche questa è una non-notizia. Una non-dichiarazione (come quella di Berlusconi sulla libertà di stampa). Come se Mentana avesse detto: Berlusconi non è alto.

Ma Mentana non dice, invece, cosa è Berlusconi, oltre che corto. Cosa è, secondo lui e in base alla sua personale, pluriennale, preziosa e presumibilmente sofferta esperienza. E’ proprio da lui che ci saremmo aspettati una testimonianza storica su ciò che, per Berlusconi, succede quando un diritto “incontra un limite negli altri diritti”. Quando per esempio il diritto di autonomia di un direttore di Tg “incontra un limite” nel diritto, nelle richieste, nella prepotenza e nei molteplici interessi (aziendali, politici, affaristici, giudiziari, di cricca, ecc.) del proprietario di quel Tg. E siccome, nel caso della coppia Berlusconi-Mentana, si tratta di una specifica esperienza sul campo – peraltro all’altezza di uno dei due Tg più seguiti nel nostro Paese e lunga ben 18 anni! – ecco che l’ex-pupillo Mediaset avrebbe potuto e forse dovuto dire di più che “Berlusconi certo non è un fascista”. Avrebbe dato un contributo che solo lui potrebbe dare sull’idea di “libertà di stampa” che ha in testa il suo antico e illustre sodale.

Per esempio, Mentana ad un certo punto afferma: “Ma non si può impedire ai giornalisti di occuparsi di un personaggio pubblico che è accusato di gravi comportamenti”. Niente da eccepire. Ma, diavolo, anche questo lo possono dire e lo dicono tutti. Invece solo Mentana potrebbe dirci se negli ultimi 18 anni un “personaggio pubblico” come il Cavaliere si sia effettivamente abbandonato a “gravi comportamenti” (dal punto di vista pubblico, personale, morale, etico, politico, istituzionale, legale, giudiziario, ecc. ecc.) e se al direttore di uno dei due più seguiti Tg del Paese sia stato impedito di “occuparsi” adeguatamente e liberamente di tale personaggio.

A tal proposito, solo un accenno indiretto: “Se tutto fosse facile che mestiere sarebbe?”, detto in riferimento alla permanente esposizione a querele e denunce, ma anche evocando il più complessivo status di giornalista. A leggerlo, viene quasi da immaginare fisicamente, parola per parola, le telefonate quotidiane, gli incontri e gli “scontri” – per 18 anni! – fra Mentana, il fedele Confalonieri e il Cavaliere, che trattano di tale servizio, di tal’altra tematica, di quel personaggio amico, di quell’altro da “tagliare”… Ma vengono in mente situazioni, ben più diffuse nella realtà del mestiere giornalistico, ancora più difficili di quella vissuta per 18 anni dal direttore del Tg5.

Diciamo che forse, da questo punto di vista, Mentana non ha fatto l’esperienza giusta per esprimere giudizi su una professione che è, per tutti coloro che la esercitano in Italia, ben diversa da quella da lui vissuta. Epperciò, anche i suoi appelli ai colleghi a non abbandonarsi a “vittimismi eccessivi” e la sua esortazione a “mostrare un po’ di coraggio” – in occasione del dibattito sulla legge-bavaglio e delle enunciazioni del premier in materia di libertà di stampa – avrebbero dovuto forse utilmente lasciare il posto a una più pertinente testimonianza su come diavolo lui abbia fatto a stare 18 anni con quel gentiluomo di Berlusconi e poter oggi rilasciare una intervista alla Stampa intitolata: “(Berlusconi) ha ragione. Ma giornalisti ed editori dimostrino più coraggio”. Come abbia fatto a fare per 18 anni il Tg del plurimputato Berlusconi, sceso in politica per utilizzare la politica a fini giudiziari, e se e come sia riuscito a sottrarsi alla colossale truffa mediatica dell’uso giudiziario della politica fatto passare per uso politico della giustizia.

E’ questa testimonianza la lezione di etica, di strategia e di tattica professionale di cui la nuova generazione di giornalisti ha bisogno, e il contributo alla spiegazione del fenomeno “berlusconismo” che l’opinione pubblica attende da tempo e con ansia da Enrico Mentana.