È incredibile. Il Fatto scopre che alcuni senatori del Pd la stanno combinando grossa. Scrive che con il loro emendamento al Lodo Alfano delle impunità, per fornire al capo dello Stato uno scudo totale rispetto ai reati penali, rischiano di creare un grave imbarazzo a Napolitano. Chiede il perché di una simile iniziativa ai proponenti. Registra le opinioni opposte. Interpella il Quirinale. Il portavoce del presidente cade dalle nuvole. Scriviamo che anche  a noi la cosa appare come una proposta improvvida fatta all’insaputa dell’interessato. Il giorno dopo gli zelanti senatori Pd sono costretti a ritirare l’emendamento. Alcuni riconoscono l’errore.

Non ci aspettiamo certo ringraziamenti: abbiamo fatto solo il nostro mestiere. Ebbene, ieri mattina ci piomba addosso un irritato comunicato del Colle che accomunandoci al Giornale, che non ha perso tempo a ipotizzare chissà quali magagne presidenziali (fatti loro), ci accusa di essere “intervenuti ambiguamente sull’argomento”. La grancassa dei Tg completa l’opera. Sacrilegio: si è nominato il nome di Napolitano invano.

Per il Quirinale, dunque, un giornale che dà le notizie si comporta “ambiguamente”. Siamo davvero messi male. Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo. Se gli scribi di Palazzo concepiscono un solo tipo d’informazione, quella disponibile solo a declamare esortazioni e moniti, per quanto ci riguarda, si rassegnino. Continueremo, tranquillamente, a raccontare tutto ciò che va raccontato. Facendo finta di essere in un Paese normale. E non in una strana Repubblica dove vige la lesa maestà.

Da Il Fatto Quotidiano dell’8 luglio 2010