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Archivio cartaceo | di Marco Lillo | 8 luglio 2010

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Annozero kaputt. “Sì, da Berlusconi
pressioni per far chiudere la trasmissione”

Giancarlo Innocenzi, ex commissario dell'Agcom e uomo del presidente del Consiglio, ammette di essere stato invitato a ostacolare il programma di Santoro

Le pressioni ci sono state. Ora lo ammette anche Giancarlo Innocenzi. Silvio Berlusconi è intervenuto sul commissario dell’Agcom (ora ex) per spingere l’Autorità e la Rai a ostacolare le trasmissioni scomode come Annozero. La novità rispetto alla precedente versione è arrivata in gran segreto lunedì 6 luglio. Innocenzi, accompagnato dal suo avvocato Marcello Melandri, ha varcato per la seconda volta il portone del palazzo di pietra che guarda il mare e la Cattedrale di Trani. La prima volta era stata nel dicembre del 2009, quando era stato convocato dal pm Michele Ruggiero che, indagando sulle carte di credito, si era imbattuto nelle telefonate di Innocenzi con il “Capo”, alias Silvio Berlusconi. A ogni trasmissione scomoda di Santoro, Berlusconi lo chiamava e – come diceva Innocenzi al telefono – gli faceva “lo shampoo”. Subito dopo il “garante” cominciava disperatamente a telefonare a chiunque potesse dargli una mano a eliminare dallo schermo l’ossessione del Capo. Tutte le chiamate con il direttore generale della Rai Mauro Masi, con il componente della Vigilanza Rai Giorgio Lainati, con gli altri membri dell’Agcom sono finite così nelle trascrizioni dell’indagine. Quando il pm Ruggiero a dicembre 2009 convoca Innocenzi, sa già tutto delle pressioni del Cavaliere e della trama che cerca di imprigionare Santoro in una rete di lettere legali, veti, e comitati. Il commissario, che probabilmente pensa di dover rispondere sulle carte di credito si sente chiedere se ha mai subito pressioni da Berlusconi.

Ovviamente la risposta di questo ex manager Fininvest che deve tutto al Cavaliere (è stato nominato prima sottosegretario alle comunicazioni e poi all’Agcom con uno stipendio di 400 mila euro lordi) è un no tondo e deciso. E così il commissario dell’Agcom si ritrova indagato di favoreggiamento a Silvio Berlusconi, che invece è iscritto per concussione e minacce a corpo dello Stato. Se non ci fosse stata quella testimonianza omissiva, quindi, il membro dell’Autorità sarebbe rimasto una vittima delle pressioni indebite di Silvio Berlusconi. Dopo la pubblicazione delle intercettazioni da parte del Fatto Quotidiano, a partire dal 12 marzo scorso, Innocenzi ha cominciato a cercare una via di uscita dalla situazione in cui si era cacciato. Ora che è pronta la poltrona di presidente di Invitalia (forse oggi il governo potrebbe nominarlo al vertice della ex Sviluppo Italia) il commissario si è dimesso dall’ Agcom, evitando così il giudizio etico del dell’apposita commissione interna e del Consiglio dell’Autorità. Subito dopo, a soli sette mesi dalla prima testimonianza, Innocenzi si è ricordato qualche particolare che aveva nascosto ai pm. Così si è ripresentato a Trani e – da quello che trapela – stavolta le sue risposte sono state più aderenti alla realtà e articolate. Innocenzi ha ammesso le telefonate e le pressioni di Berlusconi, che aveva negato nel suo primo interrogatorio, pur dandogli un senso in qualche modo più soft della lettura data dai pm. Dalla prima volta, sono cambiate molte cose. Innocenzi a marzo ha letto sui giornali le sue telefonate con Berlusconi e soci. Inoltre il pm che ha avviato l’indagine, Michele Ruggiero, non è più il titolare del fascicolo. A interrogare Innocenzi non è stato Ruggiero, che aveva intercettato per mesi sia lui che il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. L’interrogatorio è stato condotto dal procuratore capo Carlo Maria Capistro assieme all’aggiunto Francesco Giannella. In tutto è durato poco più di un’ora ed è stato fonoregistrato integralmente e subito segretato. L’interrogatorio è stata anche l’occasione per tirare le somme sull’indagine che aveva fatto tremare l’Italia a marzo scorso quando il nostro giornale l’aveva rivelata. A Trani sono rimasti il procedimento su Augusto Minzolini per rivelazione di segreto e quello su Innocenzi per favoreggiamento. Il direttore del Tg1 è indagato perché, poco dopo essere uscito dal Palazzo di Giustizia pugliese, avrebbe raccontato a Paolo Bonaiuti l’esame testimoniale che era segretato. Il fascicolo sul direttore del Tg1 sarà a breve trasferito a Roma perché la competenza spetta al giudice del luogo nel quale si trova la persona che ascolta la telefonata di rivelazioni e Bonaiuti era a Roma. Sarà quindi la Procura capitolina a decidere il destino delle migliaia di telefonate intercettate sull’utenza di Minzolini. Tra queste ce ne sarebbero alcune di ministri importanti che cercano di intervenire sui contenuti del Tg. E l’imminente trasferimento a Roma fa tirare un sospiro di sollievo a tutti. La distruzione delle telefonate, come insegna il caso Saccà, a Roma è molto probabile.

C’è poi il procedimento più delicato: quello davanti al Tribunale dei ministri che vede indagato Silvio Berlusconi per concussione e minacce a corpo dello Stato, perché il pm intravede nelle telefonate di pressione ai danni dell’Agcom una sorta di intimidazione istituzionale. Dopo uno stop di circa un mese dovuto alla mancata nomina di un giudice dei tre che compongono il collegio (Alfredo Maria Sacco, Eugenio Curatola e il neonominato Pierluigi Balestrieri) finalmente i tre magistrati hanno cominciato a sentire i testimoni indicati dalla Procura di Roma. Il 19 luglio prossimo toccherà proprio a Innocenzi. E la scelta di andare a Trani a farsi interrogare è legata anche a questo secondo esame. Il commissario voleva consegnare una versione coerente ai due organi che si stanno occupando della vicenda. A Roma, negli uffici del Tribunale dei ministri di via Triboniano, in qualità di testimone, Innocenzi dovrà ripetere la sua verità sulle telefonate con Silvio Berlusconi. La sua strategia difensiva è chiara. Il favoreggiamento si estingue se il testimone che ha omesso di dire la verità o ha mentito per coprire l’indagato, finalmente dice quello che sa al pm. Una volta sanata la precedente deposizione con una testimonianza più ampia e veritiera, non ci sarebbe più alcun favoreggiamento al premier. Ovviamente l’interrogatorio di Innocenzi potrebbe diventare una prova a carico di Berlusconi davanti al Tribunale dei ministri. Ma se Innocenzi, l’uomo che era pronto a fare il “tupamaro” di Berlusconi all’Agcom (parole sue), ha deciso di parlare sulle pressioni del Capo, vuol dire che a Palazzo Grazioli non temono molto il Tribunale dei ministri. A settembre, quando scadranno i termini dell’indagine, probabilmente Innocenzi sarà archiviato. Ma in molti sono pronti a scommettere che anche Berlusconi e Minzolini, a Roma, faranno la stessa fine. L’unica richiesta di rinvio a giudizio che a Trani tutti danno per certa è quella di Franco Viviano, il giornalista di Repubblica accusato di avere preso le carte dell’indagine da una scrivania della Procura di Trani per scrivere un articolo documentato per i suoi lettori.

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