È mentre tornano dalla manifestazione nella capitale che gli aquilani vengono a sapere dell’annuncio del sottosegretario Gianni Letta: dovranno restituire le tasse non versate in dieci anni anziché in cinque. Su uno dei pullman c’è Stefania Pezzopane, ex presidente della Provincia dell’Aquila, che non è per niente soddisfatta della notizia. “Non siamo mica andati a Roma per scherzare – dice –. Gli abitanti delle zone colpite dal terremoto dell’Umbria hanno dovuto restituire solo il 40% dei tributi non pagati. In passato, nel caso dell’alluvione di Alessandria, nel nord della Lega e di Tremonti, si è chiesto il 10%. Perché a noi il 100%?”. La dilazione ottenuta è vista come un contentino in confronto alle richieste con cui la Pezzopane, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e altri rappresentanti delle autorità locali abruzzesi si sono presentati dal presidente del Senato Renato Schifani. “Così la ricostruzione ce la paghiamo noi – continua l’ex presidente di provincia -. Invece quello che chiediamo è l’approvazione di una legge speciale per la ricostruzione della città”.

La giornata a Roma è stata tesa. Scontri tra forze dell’ordine e manifestanti. Sono volate perfino delle manganellate. Feriti e contusi tra i terremotati. “Qui sul pullman ci sono delle signore di cinquant’anni con i lividi sulle braccia”, conferma la Pezzopane. “Appena siamo arrivati in piazza Venezia, mi ha colpito lo schieramento di polizia inaudito, come fossimo dei mafiosi. Anche chi faceva parte della delegazione che doveva andare al Senato è stato bloccato: io stessa sono stata strattonata da un agente con lo scudo pur essendo riconoscibile e riconosciuta”. E gli scontri vicino a Palazzo Grazioli? “L’obiettivo dei manifestanti era raggiungere il Senato, non la residenza del presidente del Consiglio. Ho l’impressione che gli aquilani si siano ritrovati lì perché le altre vie erano state chiuse”. Secondo Stefania Pezzopane a qualcuno avrebbe potuto fare comodo che si scatenasse un po’ di casino: “Così una manifestazione di cinquemila persone pacifiche passa per l’iniziativa di un gruppetto di sovversivi che sono contro il governo. Invece non c’erano bandiere di partito, ma esponenti istituzionali sia di centrodestra che di centrosinistra”. A dire il vero, però, la contestazione al governo c’è stata. “Per forza, dopo i primi fasti ostentati da Berlusconi, la gestione dell’emergenza è stata lasciata a noi. Altro che miracolo: 54mila persone non vivono ancora nelle loro abitazioni e solo 20 aziende su 980 hanno riaperto”.