Adesso la decisione è definitiva. Sulla manovra, il governo apporrà la fiducia sia alla Camera che al Senato. La notizia è arrivata pochi minuti fa al termine del vertice tra il premier e i big boss della maggioranza tenutosi  a palazzo Grazioli. L’annuncio è stato fatto da una nota congiunta a firma di Berlusconi e del minsitro dell’Economia Giulio Tremonti. Il governo, dunque, sceglie di andare dritto, seguendo la linea tracciata questa mattina dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

Definito l’orientamento sulla legge finanziaria, il presidente del Consiglio ha anche sciolto le riserve sull’incontro con i Presidenti delle regioni da settimane in subbuglio per i tagli previsti. La data è stata fissata per il prossimo 9 luglio alle 11 a palazzo Chigi. Una decisione mediata dallo stesso minsitro Tremonti che proprio oggi ha incontrato alcuno governatori. Al tavolo con il ministro c’erano Roberto Formigoni (Lombardia), Giuseppe Scopelliti (Calabria), Stefano Caldoro (Campania) e Renata Polverini (Lazio) ha discusso soprattutto dei piani di rientro sulla sanità. Qualche accenno anche sulla manovra. “La posizione del governo – ha spiegato il titolare dell’Economia – non cambia. La nostra è una strada obbligata, l’impostazione è rigorosa e non c’è spazio per cambiamenti”.

Dopo l’annuncio, è arrivata immediata la reazione del centrosinistra. “Chiudere la discussione è un atto incommentabile”, ha detto il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Quindi ha rilanciato. “E’ chiaro che la fiducia viene messa per mettere le manette alla maggioranza e impedire qualsiasi discussione”. Quindi ha avvertito: “E’ pericolosissimo” perché così si perde il controllo “delle funzioni democratiche del parlamento, nella maggioranza non si rendono conto di quello che stanno facendo o forse si”.