L’Italia dei Valori invoca le dimissioni di Alfredo Mantovano dalla presidenza della commissione speciale del ministero dell’Interno sui pentiti. Secondo Antonio Di Pietro, infatti, la decisione di non confermare il programma di protezione per Gaspare Spatuzza “non è un errore ma un atto politico voluto”. Compiuto proprio “alla vigilia della sentenza della corte di Appello del processo Dell’Utri”. Si è agito “su presupposti falsi sapendo che erano falsi, si è mentito sapendo di mentire”, ha detto il leader dell’Idv in una conferenza stampa con Luigi Li Gotti.

“Il conteggio dei 180 giorni entro cui il collaboratore deve dire tutto – ha spiegato Li Gotti – si fanno partire, come dice chiaramente la legge, dal momento in cui si stende quello che è un preciso atto giuridico e cioè il verbale illustrativo che rappresenta una sorta di summa di quello che si è visto e saputo direttamente. La stessa legge esclude le notizie ‘de relato’, cioè acquisite da altre persone che non entrano quindi in questo conteggio”. Infatti Spatuzza ha sostenuto di aver saputo da Giuseppe Graviano che Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri avevano stretto un accordo con il boss. Notizie sapute non direttamente e quindi “escluse dal conteggio dei 180 giorni”.

Per l’ex pm, dunque, “Mantovano si è prestato ad un gioco più grande di lui per ragioni inconfessabili. Li Gotti ha continuato: “Certe furberie non possono arrivare a inventare una decorrenza fasulla che non è scritta nella legge”.

Spatuzza ha sottoscritto verbali illustrativi il 22 dicembre 2008 con Palermo, il 18 dicembre con Caltanissetta e il 16 dicembre 2009 con Firenze. Da queste date decorrono i 180 giorni come previsto dalla legge. Le dichiarazioni che Spatuzza ha reso su quanto detto con Graviano, ossia il riferimento ai nomi di Berlusconi e Dell’Utri sono state rese il 16 giugno 2009, quindi nel rispetto del termine dei 180 giorni previsti dalla legge. “Mantovano continua a insistere che il verbale illustrativo dei contenuti della collaborazione sarebbe un atto da sottoscrivere a conclusione dei 180 giorni, mentre la legge dice chiaramente che i 180 giorni decorrono dalla sottoscrizione del verbale”.

Questione di giorni, dunque. E su questo l’Italia dei Valori attacca denunciando la volontarietà della scelta. “Si è fatto invece un diverso conteggio che ha motivato il no al programma di protezione per compiacenza”. E concludono: “E’ così manifesto l’errore compiuto dalla Commissione presieduta da Mantovano, da rendere politicamente apprezzabile la perplessità sul fatto che non si sia trattato di un errore, ma di un atto politico voluto, alla vigilia della sentenza della Corte di Appello del processo Dell’Utri”.