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Giuliano Urbani: l’uomo ovunque di Berlusconi

17 anni di potere per l'ideologo di Forza Italia: tra ministeri e Rai

Giuliano Urbani è un professore liberale che insegna ottimismo. Ha ideato Forza Italia per scippare la democrazia ai comunisti: “Dobbiamo scendere in campo!”. E ha svuotato il suo ufficio in Rai con la coscienza pulita: “Una realtà industriale di grandi potenzialità. Un’azienda sanissima, senza nemmeno un centesimo di debito”.

Esclusa una piccola multa dell’Autorità di garanzia: 14,3 milioni di euro per la nomina di Alfredo Meocci, direttore generale di passaggio come un governo balneare. Il bocconiano Urbani è uomo intelligente, così cambia spesso idea: “Non lasciamo la politica ai professori”. E quel maggio del ’93, notte intensa a villa San Martino per il parto di Forza Italia, l’ha segnato per sempre. Urbani aveva il programma elettorale in testa, serio, rigoroso e zeppo di percentuali, appena varcò il cancello nero di Arcore, Silvio Berlusconi chiamò il responsabile marketing di Fininvest.

Missione a Roma? Pronto: ministro per la Funzione pubblica e affari regionali. Urbani ha il buon vizio di studiare e aggiornare conoscenze e amicizie: anche se Umberto Bossi aveva ricacciato Berlusconi in quel di Arcore, il coraggio spinse il professore a trattare con il Senatur nei boschi di Malpensa. Una cena estenuante a base di cassoeula per proteggere la Repubblica. Nemmeno chi aveva la tessera numero tre di Forza Italia, e forse Urbani conservava la due, poteva dialogare con il nemico (seppur part time) all’insaputa del capo. E per il Berlusconi bis a Urbani toccò il ministero per i Beni culturali. Materia astrusa per una laureato in Scienze politiche, ma il talento aiuta a farsi cubo e quadrato. E Urbani faticava: sfoltiva, riempiva, tagliava. “Non voglio dire nulla né mai dirò. La mia vita privata è un tabù”.

Eppure Vittorio Sgarbi faceva notare – con il suo stile esuberante – che la società Titania di Ida di Benedetto correva forte nel traffico del ministero. Vocine e pettegolezzi: l’attrice e (ora) imprenditrice Di Benedetto ha una relazione con il professore. Via con le querele. E poi l’amore scoppia: “Io e Giuliano ci amiamo da undici anni. Siamo andati a vivere insieme”. Era il 2005. Per la Titania era già luna di miele: tra il 2001 e il 2005 – durante l’incarico di Urbani – la società ha ricevuto circa 7 milioni di euro per quattro pellicole. La commissione insediata da Giovanna Melandri aveva finanziato tre dei quattro film offerti, uno soltanto per Urbani: era il 4 agosto nell’afa di Roma, però. Il professore è vittima del rimpasto di governo, disoccupato per un paio di settimane, riappare nel consiglio di amministrazione Rai.

Da amico e mentore di Berlusconi riesce a gestire il conflitto d’interessi: la Titania lavora (e molto) con la televisione pubblica. Inciampa nelle telefonate di Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction: “Ti lanciavo un Sos per Ida, lei è in una situazione delicatissima per via della Sicilia, però ha tre spade di Damocle sulla testa, l’importante è che non diventino negative. Come sai, lei non ha mai avuto il contratto. Il regista è in Senegal … Le altre due cose sono la Venturi (un’ autrice per la Di Benedetto, ndr) e quel contratto di attivazione di “Angelica” (una miniserie della Di Benedetto, ndr)”.

Urbani è furibondo per le telefonate, difende l’amico Agostino: “Non siamo riusciti a salvare il soldato Saccà. Questa è una delle pagine più nere di viale Mazzini”. E pure il soldato Alfredo Meocci s’è perso in battaglia, votato dal centrodestra e dunque da Urbani. Oggi la Rai ha un mutuo per il debito di 14,3 milioni con l’Agcom e teme un’altra stangata di 35 dalla Corte dei Conti. Urbani è sulla via di ritorno, dura star a fuori e commentare Fini e Bossi: “Ho l’ottimismo della volontà e la ragione fredda”.