Il craxiano di ferro e ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, si è trasformato in difensore di Marcello Dell’Utri e in simpatizzante del boss Vittorio Mangano “eroe”.

Per Sacconi, che ha parlato ai microfoni di Radio 2, la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa è stata emessa dai giudici di Palermo sulla

“base di un teorema, che vanno considerati sempre con molta diffidenza”.

Il ministro però si rallegra perché l’ideologo di Forzaitalia “è stato assolto per un teorema ancora più grave che è stato fortunatamente negato”. Il riferimento è all’assoluzione per i fatti contestati tra il ’92 e il ’96 (stagione politico-mafiosa), per cui Dell’Utri invece era stato condannato in primo grado.

Sacconi si cimenta anche in una lezione di diritto: a proposito dei rapporti tra criminalità organizzata e politica, ci vogliono “elementi circostanziati e non generiche affabulazioni”.

Non poteva mancare l’elogio dell’azione di governo contro la mafia: “sta raggiungendo nella lotta alla criminalità i migliori risultati mai conseguiti”.

Propaganda che fa a pungni con la condivisione del Dell’Utri pensiero su Mangano eroe, perché zitto. E sui pentiti che dicono “minchiate” per ottenere benefici.

E’ un’espressione – ha detto Sacconi – “molto franca nei confronti di una persona che da un certo punto di vista avrebbe avuto un comportamento leale, non come collaboratori che spesso dicono cose che sanno essere gradite alle istituzioni, che poi si comportano generosamente con loro”.

Dell’Utri, appena due giorni fa, è stato difeso da Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl.

Lo stesso che aveva linciato in Parlamento Marco Travaglio, definendolo un “ terrorista mediatico”, ha accusato Il Fatto di aver indotto la Corte a condannarlo.

L’”intimidazione” è in realtà un articolo in cui si riportavano due circostanze precise: il figlio del presidente della seconda corte d’appello di Palermo, Claudio Dall’Acqua è stato assunto, per chiamata diretta, come segretario generale al Comune dal sindaco Cammarata, compagno di partito di Dell’Utri. L’altro figlio di Dall’acqua ha lavorato per una società che fa parte di una holding legata a cosa nostra.

“Una delle cose più scandalose – ha tuonato Cicchitto – che evidentemente alcune forze ritenevano decisiva in vista della prossima ‘campagna d’autunno’, sono state le intimidazioni ai magistrati che facevano parte della giuria, rivolte dal giornale ‘Il Fatto’. Se c’era bisogno della dimostrazione che è in servizio permanente effettivo il network dell’odio abbiamo avuto una prova indiscutibile”.

Parola di un deputato, piduista.

E Dell’Utri? Ha dichiarato a Il Giornale che “ i giudici di Palermo sono perbene”. Il problema è la Procura di Palermo. “I vari Caselli, Ingroia. Potentissimi, sono in grado di condizionare l’ambiente. Ci sono giornali, come Il Fatto, che quei pm li cavalcano”.

Parola di un senatore pluricondannato per mafia.