I militari Usa e Nato caduti in Afghanistan a giugno sono stati oltre cento: per gli americani e i loro alleati, è stato il mese più cruento dall’inizio dell’operazione Enduring Freedom, nell’ottobre 2001, il più letale dei 105 mesi di guerra trascorsi. Tutto questo senza contare le altre vittime del conflitto, insorti, talebani, terroristi, soldati regolari afghani, civili inermi e innocenti, uomini, donne, bambini.

Il ‘soldato del record’ è, anzi era, un ragazzo di soli 20 anni, Robert Repkie, vittima di “un episodio non legato a combattimenti”: incidente, o suicidio. I conti li tengono le agenzie di stampa mondiali e organizzazioni specializzate nel computo delle perdite umane in Iraq e in Afghanistan. Finora, i mesi più letali del conflitto afghano erano stati l’agosto e l’ottobre dell’anno scorso, rispettivamente con 77 e 74 perdite. E il 2009 era stato l’anno di guerra peggiore, con 520 caduti su un totale –oggi- di 1889 militari morti americani e occidentali (24 gli italiani). Di questo passo, il 2010 spazzerà via tutti i primati negativi: in sei mesi, i caduti sono già 321 e deve ancora scattare l’offensiva di Kandahar.

E’ un segno, l’ennesimo, se ce n’era bisogno, che la guerra in Afghanistan è una guerra e che le cose al fronte non stanno andando bene: mentre l’opinione pubblica americana si aspetta, vuole, chiede che il ritiro cominci alla metà dell’anno prossimo, come prospettato dal presidente Obama, il neo-nominato comandante delle forze Usa e Nato, generale David Petraeus, avverte che c’è il rischio che i combattimenti siano più intensi, e quindi più letali, nei prossimi mesi, e annuncia una riflessione sulle regole d’ingaggio, pur confermando l’obiettivo di avviare il ritiro nel luglio 2011. Petraeus considera “essenziale” il disarmo e la riconciliazione con i talebani moderati; e i vertici militari britannici vogliono “negoziare” con i talebani. I bollettini dei combattimenti sono ogni giorno più articolati, estesi al Pakistan. Il generale Stanley McCrystal, sostituito con Petraeus la scorsa settimana per eccesso di critiche all’Amministrazione, si appresta a lasciare l’esercito: la maggioranza degli americani, dicono i sondaggi, non lo rimpiange. Ma migliaia di famiglie, “dalla California a New York, dalle foreste di sequoia alle acque della corrente del Golfo”, piangono i loro ragazzi che, come Robert Repkie, tornano avvolti nella bandiera a stelle e strisce.