“Io credo che oscena non sia la pornografia, ma il fatto che ci sia al mondo ancora oggi chi muore di fame. Questa è la vera oscenità” diceva in una intervista di qualche tempo fa il recentemente scomparso Jose Saramago.

“Il nostro modo di mangiare è cambiato più negli ultimi 50 anni che nei precedenti 10.000” e’ invece l’incipit di FOOD INC., un documentario di Robert Kenner che prende in esame l’industria alimentare americana (ma si potrebbe tranquillamente dire quella di tutto l’occidente).

Kenner parte dall’effetto devastante che i sussidi ai produttori di granturco hanno avuto sul nostro modo di nutrirci, per poi esaminare le coltivazioni transgeniche (e le cause che Monsanto sta intentando agli agricoltori che si rifiutano di usare i loro semi), l’allevamento a tempo di record del pollame e tutto il compendio di orrori dell’industria alimentare. Alcuni sostengono che questo è l’unico modo di nutrire una popolazione mondiale in rapido e costante accrescimento. Resta il fatto che, mentre da un lato il problema della fame nel mondo non è stato minimamente risolto (ed è stato calcolato che coi fondi usati per salvare il nostro sistema finanziario si sarebbe potuto farlo più e più volte), dall’altro assistiamo sia all’assurdità che in un supermercato del primo mondo una testa di broccolo costi come due hamburger, sia a una serie di epidemie. Una per tutte quella da Escherichia Coli dovuta al fatto che i bovini vengono nutriti con granturco e non con erba (il loro cibo d’elezione). Sintomatico è come l’industria risolve il problema: non facendo ritornare i bovini a una dieta d’erba (che farebbe scomparire il batterio in una settimana), ma addirittura lavando le carni in ammoniaca.

Tutto questo perché gli USA non rinunciano a sussidiare massicciamente la coltivazione di granturco, che diviene quindi una materia prima a bassissimo costo per la quale poi inventare usi ad libitum, proprio per la sua convenienza artificialmente indotta (e nel documentario è sterminata la lista dei prodotti ricavati dal mais).

E tutto questo ironicamente ricorda le recenti argomentazioni a difesa del nostro corrotto sistema finanziario: è sbagliato ma ormai ne siamo dipendenti e non possiamo cambiare. Ma che prospettive future può avere una società che vive come un tossico all’ultimo stadio? E allora, veramente dobbiamo mangiare così tanta carne, giustificando quindi che sia prodotta in questo modo, peraltro con una abnorme emissione collaterale di CO2? E non si creda che questo sia un problema solo statunitense. Ve lo dimostreremo nel prossimo post.

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