Amari sfoghi sparsi del povero settantaquattrenne presidente del consiglio, sotto scacco dei pestiferi Fini e Bossi e malmenato dai soliti giudici comunisti, dalla stampa trotskista, dalla tv stalinista, blablabla. Insomma, un avvitarsi inesorabile di grane e di umiliazioni, che hanno scaraventato il cavaliere nella depressione più disperante e disperata, saltuariamente cadenzata da raptus di insofferenza. Da qui la voglia (inaccettabile) di emigrare altrove.

Ma per fortuna c’è un albore di speranza, un faro sfolgorante, un fanalino (di coda), un martire eroico sempre pronto a rischiarare l’umore dell’arcorese uno e trino e ad issare le tacche della serotonina del cavalier nero: l’immarcescibile Umilio. Altrimenti detto “l’ultimo dei Mohicani“, variante eufemistica de “l’ultimo dei miei cani”.

Riguardo al resto, siamo vivamente sollevati dal conoscere le ragioni scientifiche delle bugie, delle allucinazioni, delle perdite di memoria, del gravissimo delirium tremens che affligge il nostro premier. Ma quando le proprie facoltà mentali sono obnubilate dalla malattia è inutile cercare di uscirne da soli, non se ne è in grado, si è in un circolo vizioso senza uscita.

Per questo motivo, il nostro augurio è un tempestivo e pronto trattamento sanitario obbligato.