Ieri mattina il Giornale chiedeva scusa per alcuni commenti dei suoi lettori riguardanti la foto del “cadavere” di Roberto Saviano pubblicata sulla copertina di Max. «Mi spiace sia finta» è solo un esempio di quello che è ci è toccato leggere sulla bacheca di ilgiornale.it. Ha chiosato così la Feltri’s crew: «Ci scusiamo con Roberto Saviano e con i lettori perché, per un disguido tecnico, in calce all’articolo sono entrati dei commenti che non si sposano con la linea del Giornale».

Il metodo ricorda quello che era successo a Veronica Lario sul sito del Pdl dopo la sua uscita sul “ciarpame” e il conseguente annuncio di divorzio. Si è potuto comprendere l’andazzo delle cose tra marito moglie proprio grazie all’apertura e alla pubblicazione dei commenti anti-Lario sullo stesso sito. La quasi ex moglie del presidente era diventata ufficialmente una “zoccola”. Sarà stato anche in questo caso un disguido tecnico?

Prendiamo un altro giorno (quasi) a caso, il 5 ottobre 2009. Scioperi a gogo, battaglia sul lodo Alfano, attesa di Spatuzza e dei fratelli Graviano, il tutto nel bel mezzo di «Mills è colpevole, dunque vedi tu di cosa trarne…». Un’esplosione di fuochi d’artificio, fino alla “supernova Mondadori”, con annessa richiesta di risarcimento di 750 milioni di euro. Il tutto due mesi esattamente prima del No-B day. Una sentenza che è stata, infatti, l’innesco inconsapevole dell’operazione “odio vs amore” arrivata al suo culmine il 13 dicembre con la statuetta griffata Duomo di Milano, o forse pochi giorni dopo, il 24, con l’“assalto” a papa Ratzinger. «Lettera di Berlusconi al Papa» titolava la prima pagina del Giornale uscito lo stesso giorno. Poche ore dopo, i due “martiri” erano in sintonia perfetta, uniti dalla condivisione degli schiaffi.

Poco dopo la sentenza Mondadori arriva la controffensiva, massiccia, contro il giudice Raimondo Mesiano, in seguito a quella già in atto contro il perfido, beneficiario, ebreo: Carlo De Benedetti. Il Giornale aveva scritto da subito che al Cav. era è stato «chiesto di più che per l’oro degli ebrei», e ancora, sotto il titolo: «Berlusconi e la Fininvest sono peggio dei nazisti. Il risarcimento che devono a De Benedetti è superiore a quello che le Banche svizzere colluse con Hitler e i suoi gerarchi hanno riconosciuto a 31mila vittime dei lager». Il tutto ben confezionato in un numero che evocava le origini “ebraiche” di De Benedetti, e addirittura suggeriva una propensione del soggetto a ebreizzarsi a suo piacimento. Veniva quasi da chiedersi se «Berlusconi e la Finivest sono peggio dei nazisti…» non fosse semplicemente una minaccia. Fisica.

In questa lunga scia maleodorante, Libero – naturalmente – ha fatto la sua parte, regalando ai lettori di dicembre una caricatura di De Benedetti che sembrava uscita direttamente da “Le juif et la France”, una mostra nazista “educativa” che ebbe luogo nella Parigi occupata del 1941, che forse i feltriani avrebbero (ah, nostalgie…) definito un evento culturale. Insegnava a odiare gli ebrei, a riconoscerli “dalla faccia”, insomma ad adeguarsi alla soluzione finale in atto.

Si potrebbe andare avanti ancora a lungo, dai “negri” di Rosarno alla Bin Laden SpA (una doppietta da weekend, in gemellaggio con il Resto del Cretino), ma torniamo a quel 5 ottobre in cui veniva segnalata una “toga squilibrata”, il giudice Mesiano, perfetto sconosciuto fino al momento di emettere una sentenza sfavorevole al Cav. nell’ambito dell’affaire Mondadori. Oltre allo sputtanamento a reti unificate – il famoso episodio dei calzini turchesi– si è potuto sapere d’entrée dalle pagine del solito Giornale che «trovarlo [Mesiano, ndr], anche di domenica pomeriggio, non è difficile perché ha il nome e l’indirizzo di casa sull’elenco del telefono». Ovvero: se sei abbastanza matto (e di matti ce ne sono) e ti sembra un idea divertente, vai. Trova quel bastardo e fai giustizia in nome di tutti i buongustai della Libertà..

A questo punto, è difficile credere che quello di ieri sia stato un disguido tecnico. Sono proprio gli articoli del Giornale ad essere difettosi.

Om.