(* If you think that education is expensive, try ignorance — Derek Bok)

La ricerca e l’università sono trattate da questo governo in maniera umiliante ed irresponsabile. Anche nello scorso governo Prodi non c’è stata l’attenzione a questo settore che la situazione avrebbe richiesto: c’è stata una gestione disattenta ed approssimativa accompagnata da dichiarazioni roboanti su quello che si sarebbe voluto fare seguite da pochi fatti concreti. Ci sono stati anche dei tagli, ma limitati. Ma con il governo Berlusconi i tagli sono stati enormi, tanto che alcune università non saranno in grado di pagare gli stipendi ai propri docenti nel prossimo futuro. E le riforme sono state a senso unico: rafforzare i forti, i baroni, i rettori, prendendosela con i deboli, ovvero con chi sta ancora ai margini del sistema universitario. Il mondo universitario reagisce in maniera diversa. Ci sono i fiancheggiatori della legge Gelmini, come alcuni economisti bocconiani ed editorialisti del Corriere della Sera o del Sole 24 ore (categorie che spesso, guarda caso, coincidono http://www.corriere.it/editoriali/10_giugno_19/riforma_insabbiata_giavazzi_bf71aaf8-7b60-11df-aa56-00144f02aabe.shtml), e c’è una parte del mondo della ricerca e dell’accademia che invece si oppone, con poca visibilità mediatica, grande fatica, e buoni argomenti.

Ad esempio, per reagire allo sconforto alcuni ricercatori e docenti hanno intrapreso delle iniziative che purtroppo non riescono ad uscire da una nicchia “ecologica”:  mi sembra che ognuno riesca a rivolgersi solo ad una limitata cerchia di persone perlopiù nello stesso campo, anche per il proverbiale disinteresse dei grandi quotidiani a questi temi. Come in altri ambiti, vi è una grande frammentazione delle voci di dissenso che invece, se collegate e messe insieme, potrebbero formare una “massa critica” del mondo della ricerca e dell’università che si faccia sentire in maniera  forte ed autorevole. Per questo, vorrei utilizzare lo spazio di questo blog per dare un po’ di visibilità a queste iniziative.

In questo “appello per la ricerca di base in Italia” (http://www.ricercadibase.it) si parte dalla constatazione che “Gli effetti della cura al risparmio nelle Università, con il turn over quasi azzerato ormai da anni e a seguire almeno fino al 2012, stanno avendo un impatto drammatico. Un’intera generazione di biologi, chimici, fisici, matematici ha già dovuto cercare all’ estero una opportunità di lavoro nel campo della ricerca di base.”  e si mette in rilievo che  “L’allarme che vogliamo lanciare è perciò il seguente: se non si invertirà questa tendenza a depauperare la Ricerca di Base del capitale umano indispensabile alla sua sopravvivenza, il processo potrebbe essere irreversibile”.

In “Support Italian Research and Education” (http://no-brain-no-gain.net/) dopo aver sottolineato che “la recente manovra “correttiva” non fa eccezione, indirizzando verso l’istruzione e la ricerca italiane l’ennesima (fatale?) batosta”, si conclude che “data l’attuale difficile situazione in Italia probabilmente noi scienziati dovremo soccombere, ma non lo faremo in silenzio. Nella conoscenza, nella ricerca, nell’istruzione risiede il futuro di tutti noi e faremo quanto possibile per non farcele portare via.”

(In entrambi i siti è possibile firmare degli appelli.)

Infine proprio oggi (25 giugno) 100 professori hanno firmato un appello “In difesa dell’università” (http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/10-06/100625/SGXLI.tif), in cui si chiede ai colleghi di fare autocritica per l’atteggiamento “smarrito e silenzioso” tenuto di fronte ad una “campagna devastante” che mira a cancellare l’università pubblica.

(Nel sito http://ricercatorialberi.blogspot.com/ vi è una raccolta di links di siti che si occupano di ricerca ed università)