Nel lontanissimo marzo 2009, poco dopo la coppa del mondo di Materazzi e appena prima del tris di Mourinho, è successo un pasticcio da niente a Johannesburg. Si preparava il grande evento che in queste ore tiene occupato mezzo mondo nei paesi che oltre all’acqua, al cibo e all’elettricità c’hanno pure la tv con Sky.

Allora, a quel tempo si parlava di una cosa importante -e direi…- nel paese dell’Apartheid, una cosa che avrebbe potuto, dopo le olimpiadi cinesi (brutti comunisti!), dare senso e speranza; senso allo sport, e magari al calcio. Preparavano un gran convegno su football contro razzismo e xenofobia con la presenza di un poker di Nobel per la Pace: De Klerk, Mandela, Desmond Tutu e il Dalai Lama. Wow.

Calma, non vi siete persi nulla, è normale che non ci sia né su YouTube né su MySpace. Neanche su I-like-Facebook, perché non c’è stato. Ehi, non è che un paese che ha come migliore cliente la Cina si può permettere d’invitare il Dalai Lama e la sua cricca come gli pare quando gli pare. Piuttosto si fa senza. Infatti, «il mondo guarda al Sudafrica come nazione ospite dei Mondiali, e non vogliamo che altre cose distolgano l’attenzione. La presenza del Dalai Lama avrebbe invece portato altri temi alla ribalta», fu il primo colpo a salve sparato per spiegare il rifiuto del grande partner sud-africano alla venuta del Nobel per la Pace, su ordine di Pechino.

Allora, succede che gli altri uomini di Pace addirittura perdono la pazienza. Desmond Tutu si mette in piedi sulle barricades, e minacciano tutti assieme di non partecipare se il loro compaesano nun se fa vede.
“Se non c’è soluzione, è perché non c’è un problema”. Niente supplementari: conferenza annullata e divieto di visto, impossibilità d’entrare nel paese fino alla fine della coppa del mondo per l’amico Dalai.

Che bella serata d’estate sportiva, proprio un bel 21 giugno, però un po’ di preoccupazione per i ragazzi c’è.

Ma chi di noi stasera non sogna di essere il number One? Al Fifa ranking dico, altro che FreedomHouse.