Dunque, mi chiama una adorabile signorina di radio tre, dice: vorremmo invitarla a fare un commento in diretta.La trasmissione è “Tutta la città ne parla”. Bella, mi piace. Quando? “Alle dieci e mezza”. Tema? “L’indignazione, abbiamo fatto Prima Pagina su Brancher e siamo stati colpiti da una grandinata di messaggi e telefonate di gente, per l’appunto, indignata”. Dico: okay, parliamone. Mi sintonizzo su Radio tre ( non facilissimo, sull’isola dove mi sono confinata, ma ci riesco ). Ascolto gli altri due, quelli politici( io sono l’ultima, quella “morale”): un giornalista de “Il riformista” e l’immancabile Veneziani, l’unico esponente del centrodestra che ha un buon rapporto coi congiuntivi.

La domanda è: tutti indignati però Berlusconi continua a rastrellare consensi. Veneziani, impeccabile, ammette che il caso Brancher è disdicevole però sostiene che il Governo ha fatto anche TANTE BUONE COSE. Non c’è tempo per elencarle, e vabbè. Il Riformista dice: però accipicchia qui si esagera e poi vengono accomiatati. Qando tocca a me, provo a fare una premessa pensante. Dico: c’è una parte dell’elettorato berlusconiano che è opportunista nepotista eccetera, bada al suo tornaconto, alle sue piccole licenze ai fatti suoi, Berlusconi ha lavorato trent’anni ( e Craxi prima di lui) per costruirselo, quell’elettorato, si è impegnato a sdoganare gli istinti peggiori, a mettere alla berlina cultura e altre faticose forme di civiltà…sto per dire: questi qua certo non si indignano e non disapprovano, né Brancher messo lì per scansare la galera e pagato coi nostri soldi , né altri episodi analoghi di malaffare …poi c’è quella parte di elettorato credulo o malinformato, la parte di quelli in buon fede che, invece, mi pare stiano aprendo gli occhi e…non faccio in tempo a concludere il mio piccolo ragionamento perché il conduttore mi interrompe tutto rabbuiato e dice: “lei sta offendendo una parte dei nostri ascoltatori”.

Ohibò, penso, su Rai3? E poi: perché una analisi critica espressa sotto forma di opinione deve essere considerata un’ offesa? Finisco l’intervento, dominando l’irritazione. Resta la perplessità: anche alla Radio bisogno fare a pugni per dire due frasi intere senza essere interrotti? Lo stile tivvù deborda sui media limitrofi? Peccato. Avrei voluto parlare dell’indignazione: dovrebbe essere un momento di sdegno cui fa seguito una reazione. E’ diventato un sentimento durevole, che ci accompagna ormai quotidianamente. Doloroso, faticoso, inquinante. Lo chiedo a voi: che sbocco si può dare all’indignazione, quando diventa una costante?