Volendo tornare su una situazione momentaneamente accantonata, quella della tragica situazione della sanità napoletana, avanzo una proposta che forse non risolverà tutti i problemi ma che magari riuscirà ad assicurare lo stipendio ai dipendenti.

La situazione è nota: l’Azienda Sanitaria Locale di Napoli è la più indebitata di Europa. Come dire che fare peggio di quanto abbia fatto la direzione generale in questi dieci anni è praticamente impossibile. Sperare che la politica chieda conto ai manager che si sono succeduti è pura utopia per il semplice motivo che questi manager sono stati nominati dalla stessa politica. Ci sono buone ragioni per credere che gli stessi manager e assessori stiano veleggiando verso incarichi altrettanto prestigiosi e remunerativi completando quella poco meritoria opera di demolizione della res pubblica che pare essere l’unica missione della loro esistenza.

Ci sono altrettanto buone ragioni per predire che a pagare il salato conto saranno gli utenti dei servizi che vedranno, nel tempo, chiudere strutture socio assistenziali che, causa debito con la Asl, non riescono più a pagare gli stipendi degli operatori e ad assicurare il funzionamento del servizio.

Indagare su questo colossale disastro non è cosa da blogger, però, a differenza di quello che ha sempre ripetuto La Capria, ritengo che la stessa società civile di Napoli una qualche responsabilità forse ce l’ha. L’humus culturale e civile di Napoli non può semplicemente tirarsi fuori perche nella sanità non operano solamente i manager e i politici. Operano i sindacati e tanti cittadini lavoratori, parte dei quali ottusamente inerti. Anche loro partecipano alla dissipazione di un servizio pubblico senza proferire alcunché.

La proposta è questa: posto che la sanità rappresenta uno dei beni primari di una comunità locale e la dirigenza si è dimostrata distratta e sprovveduta ( volendo usare un eufemismo ) nella gestione e organizzazione, si mandino i caschi blu. A questo corpo di pace si deleghi interamente la ricostruzione delle finanze ma anche dell’orgoglio di un servizio pubblico che tra tarantelle ( politiche ) e consulenze sta andando letteralmente verso una implosione.