Mangano è un eroe. Spatuzza un pentito a rate che non merita la protezione dello Stato. Dell’Utri una vittima della giustizia a orologeria. E adesso anche Filippo Graviano, il boss che con il fratello Giuseppe è ritenuto un protagonista dello stragismo mafioso, è entrato nel salotto buono della nuova e rivoluzionaria etica del Partito dell’Amore. ”Dal punto di vista morale – ha chiosato in aula l’avvocato Alessandro Sammarco, difensore di Dell’Utri – è più degno di Spatuzza, perché lui non ha chiesto benefici in cambio della sua dissociazione, e continua a scontare la sua pena”. A parte il fatto che non esiste (almeno fino a ora) una legge per i mafiosi che preveda la concessione di benefici in cambio della dissociazione, l’idea che un boss arroccato nel suo silenzio omertoso sia moralmente più degno di un ex padrino pentito che rinnega tutta la sua esperienza passata per offrire un contributo alle indagini, appare alquanto sconcertante.

Ma d’altronde Sammarco non ha fatto altro che ribadire un concetto già espresso in aula, l’11 dicembre 2009, dal suo illustre assistito, a conclusione della deposizione di don Filippo, che da mafioso modello – naturalmente – aveva smentito Spatuzza, dichiarando solenne: ”Non ho mai visto né conosciuto Dell’Utri”. Musica per le orecchie dell’ideologo di Forza Italia. ”A differenza dell’impressione che mi ha fatto Spatuzza – aveva rivelato Dell’Utri – mi è parso di vedere dalle parole di Filippo Graviano il segno di un percorso di ravvedimento”. Ravvedimento? O plauso al padrino di Brancaccio che si comporta da uomo d’onore (cioè da eroe, proprio come il compianto Mangano) e tacendo tende una mano al Senatore? Ai posteri l’ardua sentenza. A noi cronisti non resta che registrare l’ingresso del ”moralmente degno” Graviano nell’Olimpo dei nuovi dèi berlusconiani. È l’Italia, bellezza!

di Antonella Mascali e Sandra Rizza