Il governo assicura: non sosterrà l’emendamento dei tre senatori Pdl, che hanno appena chiesto la riapertura dei termini del condono edilizio del 2003 anche per gli abusi compiuti in aree sottoposte a vincolo paesaggistico. Ma una nuova sanatoria, prima o poi, verrà approvata: se ne sente il cattivo odore nell’aria.

Sarebbe la quarta in venticinque anni, dopo la prima varata nel 1984 da Craxi (ministro dei Lavori pubblici il mitico Franco Nicolazzi) e le due di Berlusconi, nel 1994 e nel 2003.

Stiamo distruggendo il nostro paesaggio e il nostro territorio, e chi si oppone viene fatto fuori. Ne sa qualcosa l’ex governatore della Regione Sardegna Renato Soru, che aveva fortemente voluto un rigoroso piano paesaggistico per porre un freno alla devastazione di una delle più belle isole del mondo. Dovette andare alle elezioni anticipate e fu sconfitto da Berlusconi, che condusse in prima persona la campagna elettorale.

In questa Italia che va alla deriva, la prevaricazione dell’individuo su ciò che è pubblico viene vissuta quasi come un diritto. La costruzione fuorilegge è molto vantaggiosa, perché comporta un abbattimento dei costi fino al 50 per cento, non paga la concessione edilizia, utilizza manodopera in nero, non versa l’Iva sui materiali, ricorre a volumetrie esagerate, realizza i manufatti molto in fretta mettendo tutti di fronte al fatto compiuto e paga la sanatoria soltanto se questa è estremamente vantaggiosa. Il solo parlare di condoni toglie forza ai sindaci chiamati a combattere l’abusivismo. Li fa apparire dei fessi.

Il giardino d’Europa è diventato un orrendo mondezzaio di cemento, che invita i turisti ad andarsene via. E non basta l’abusivismo: anche il disordine del cemento legale la colpisce. Certe volte mi scopro allora a sognare ad occhi aperti un’Italia di proprietà straniera. Tedesca o, meglio ancora, svedese. In grado di concepire piani urbanistici equilibrati, di valorizzare il recupero del patrimonio edilizio esistente nelle nostre città (che è già sovrabbondante), e di far rispettare la legge.