Ci siamo, ilfattoquotidiano.it ha sciolto gli ormeggi e cominciato la propria navigazione. E’ stato un conto alla rovescia lungo e faticoso, ma elettrizzante. Lo trovate qui di seguito, raccontato per come lo abbiamo vissuto noi in questi ultimi lunghi giorni.

21 giugno 2010

Oggi la nostra prima vera e propria riunione di redazione

Mancano meno di 24 ore al lancio e siamo tutti molto stanchi, tesi e nervosi. A pranzo non abbiamo quasi detto una parola. Ma è giusto che sia così: l’Antefatto sta per morire e noi non sappiamo ancora se potremo gridare viva ilfattoquotidiano.it. Paola, che ha accompagnato me, Marco e Pino nell’avventura di Voglioscendere e ha seguito la creazione del nuovo sito fin dal primo giorno, è purtroppo a casa. Qualche giorno fa ha subito un piccolo intervento chirurgico e passerà ancora qualche settimana prima che possa a tornare a lavorare con noi. In redazione, a Milano, c’è però spesso Antonella che di decisione e d’iniziativa ne ha da vendere: ve la ricordate mentre chiede a Marcello Dell’Utri perché considerava Vittorio Mangano un eroe e finisce per venir insultata? Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo. Ha coraggio. A Roma sono invece tutti elettrizzati. Certo, i colleghi capiscono che d’ora in poi le loro giornate saranno più pesanti. Fino alle 4 del pomeriggio produrranno contenuti anche per il web. Ma la cosa non pare spaventarli.

Molti di loro nascono 2.0 e fino a ieri la Rete era loro mancata. Molto. Chi si dà da fare è soprattutto Pierluigi (il nostro stagista nella Capitale), un vero nativo digitale che io, misero migrante dell’informatica, guardo con qualche invidia: per lui sì che internet non ha segreti. Marco, nel suo Passaparola del lunedì ha annunciato la nostra nascita. Io invece, preso com’ero, mi sono persino dimenticato che questa mattina avrei dovuto essere negli uffici della società che segue il sito di Beppe Grillo per un’intervista. Non ho nemmeno telefonato per scusarmi. Lo faccio adesso. Oggi abbiamo fatto il punto della situazione nella nostra prima vera e propria riunione di redazione e poi abbiamo discusso il menù della prima giornata con Padellaro. Io e lui siamo convinti che il giornale e il sito si possano completare a vicenda. Domani vedrete tutti come. O almeno così speriamo.

I ragazzi di Ernesto, i tecnici che ci stanno dando una mano, assicurano che è tutto a posto. Ma qui si incrociano lo stesso le dita, mentre il nostro pensiero va a Vincenzo e Giampaolo che per più di un anno hanno gestito con successo il blog di Antefatto. Ci mancheranno. Un amico mi ha mandato un sms dicendo di ricordami di spaccare una bottiglia: un sito, dice, è come una nave. Va varato. Più tardi esco e ne compro due. Non si sa mai.

A domani. Su ilfattoquotidiano.it

20 giugno 2010

Redazione al lavoro con qualche piccola (inutile) distrazione solo per la partita degli Azzurri

Meno due. Vabbè, lo confessiamo. Anche noi per un paio d’ore questo pomeriggio ci siamo mezzo bloccati. Durante la partita dell’Italia solo Simone e Fabio (a Roma) e i nostri due bravi stagisti, Luigi e Chiara, sono stati con gli occhi fissi sul computer. Io con la scusa di dover mettere ancora a posto l’archivio mi sono preso una del tutto inutile (visto il gioco e il risultato) pausa. Fabio e Simone sono però una garanzia: hanno esperienza di giornali online e soprattutto procedono con metodo. Che poi è quello che più spesso ci manca. In ogni modo le cose sembrano andare come devono. Il sito, che fino a pochi giorni fa pareva solo una massa informe fatta di titoli, pezzi, blog e filmati, sta prendendo corpo. Davide, un vero giornalista da strada abituato a trovare le notizie consumando la suola delle scarpe, sta scrivendo uno scoop che farà qualche rumore. E soprattutto “quello che gli altri non dicono” (di che cosa si tratta esattamente lo scoprirete in settimana) funziona: se alla Rete piace, diventerà una specie di arma letale puntata contro il conformismo dei giornali.

Dovremo usarla però con prudenza. Noi siamo qui per fare i cronisti, non i maestrini. I nostri primi video virali, ideati e montati con geniale sapienza da Pierpaolo, incominciano poi a spopolare. Soprattutto quello su Schifani: la seconda carica dello Stato ha molto da spiegare sul suo passato professionale di avvocato. E dopo la sentenza della causa da lui intentata a Marco diventa chiaro a tutti che chiedere delle risposte a chi è stato eletto (si fa per dire) dai cittadini non è solo legittimo. È doveroso.

In questi minuti stiamo leggendo anche i primi post inviati dai nostri blogger (il numero continua a salire). Ce ne sono alcuni destinati a creare molto dibattito. Non sono troppo in linea con quello che noi pensiamo siano le convinzioni e i sentimenti dei nostri lettori. E nemmeno con i nostri. Ma sono ben costruiti e ben argomentati. Interpretano insomma dei fatti (veri) in maniera originale e non convenzionale. Ci chiediamo come la prenderà la Rete. Noi comunque continuiamo a credere che avesse ragione Voltaire (o chi per lui, visto che la frase gli è solo attribuita) quando affermava: non sono d’accordo con quel che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire.

Del resto lo spirito che deve animare i blog è proprio questo. Noi de Il Fatto crediamo davvero che si possa, anche grazie all’informazione, costruire un altro Paese in cui le persone perbene trovino dei punti di vista in comune pur avendo opinioni diverse. Siamo degli illusi? Forse. Ma noi ci proviamo lo stesso.

A domani.