Mi è stato chiesto di partecipare al “Fatto on line”. Mi farebbe piacere, ma non posso garantire una presenza “fissa” per troppe richieste e impegni che sarebbero già una motivazione sufficiente. C’è però un altro motivo per cui non mi posso impegnare in modo “permanente”: Io non riesco a scrivere sotto dettatura, ma solo sotto l’impulso irrefrenabile della libertà che per me è anche ispirazione dello Spirito e profezia.

Si scrive se si ha qualcosa da dire, non per macinare parole. Viviamo in un tempo di eccesso di parole e bisognerebbe instaurare un “angolo del silenzio”, memori delle parole del profeta indiano Tagore: “La polvere delle morte parole ti copre, lavati l’anima nel silenzio”. Non sarebbe onesto promettere: m’impegno ogni settimana, ma posso dire che quando il cuore canterà e urlerà o sussurrerà, allora anche io sarò della partita per condividere con voi non la battaglia, ma la civiltà dell’informazione che poi è l’altra maniera di amare senza confini.

Mi piace sottolineare che in ebraico uno stesso termine “Dabàr” significa sia “Fatto” che “Parola”, quasi a dire che le parole sono fatti e questi compiono la Parola. Impedire la conoscenza dei Fatti/Parole è l’attentato più grave che si possa perpetrare contro l’intelligenza e l’anima umana, prima ancora che contro la Democrazia e la civiltà.