C’è un solo fatto certo nell’inchiesta della Procura di Perugia che chiama in causa il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli: le attività svolte nulla hanno a che fare con la cura delle anime e il sollievo dei più deboli. Sepe ha ribattuto punto a punto alle accuse che gli vengono mosse, e si è detto tranquillo, pronto ad incontrare i magistrati. Sepe ha guidato Propaganda Fide, dal 2001 al 2006, il ricco fortino dei beni immobili del Vaticano (valore 9 miliardi di euro). Il cardinale ha confermato l’interessamento (attraverso il collaboratore Silvano) per trovare un alloggio a Guido Bertolaso, il supereroe sprovvisto di tetto e alleviato nella sofferta ricerca dall’intervento divino. Una coppia che ritorna. In fondo avevano iniziato insieme la luminosa ascesa. A Bertolaso, nel 2000, fu affidato il ruolo di vicecomissario per la gestione del Giubileo (il primo dei grandi eventi), numero due di Francesco Rutelli, allora sindaco di Roma. All’epoca Sepe era Segretario Generale del Comitato e del Consiglio di Presidenza del Grande Giubileo, collaborando proprio con Bertolaso e Balducci, coinvolti nell’inchiesta sulla cricca.

Spuntano anche nell’affare rifiuti. Bertolaso è l’uomo del finto miracolo berlusconiano, superoe del Governo Prodi, prima delle dimissioni, e poi sottosegretario con delega nel governo di Berlusconi. Il risultato non cambia: un fallimento. Anche il cardinale Sepe fa capolino, solo indirettemante, in uno dei rivoli giudiziari della vicenda rifiuti. Il suo nome compare nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere (respinta dalla Camera), a carico di Nicola Cosentino, indagato per camorra, firmata nel novembre scorso dal Gip Raffaele Piccirillo. Nell’interrogatorio dell’imprenditore Michele Orsi, socio privato della società Eco4, ritenuta emanazione dei clan, poi ucciso in un agguato dal clan casertano, si raccontano le assunzioni a comando. Posti di lavoro per piegare le resistenze dei comuni e assecondare Cosentino, il dominus politico del consorzio.

Spunta anche il nome di Sepe. Orsi, il 15/06/2007, racconta: “(…). Una volta costituita l’Eco4, fu necessario renderla concretamente operativa, rendendosi necessario ottenere gli affidamenti da parte dei comuni. Intervenne anche qui Valente Giuseppe il quale ci consigliò di rivolgersi ai suoi referenti politici On. Cosentino Nicola e Landolfi Mario, affermando che era necessario tale sostegno per gli interessi della società. Rappresento che circa il 70% delle assunzioni che vennero poi operate per la Eco4 erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politico-elettorali, richieste da Valente, Cosentino e Landolfi…. Sempre Cosentino ci richiese l’assunzione di due nipoti del Cardinale Sepe, da noi regolarmente attuate(…)”. L’indagine sulla cricca farà il suo corso e Sepe dimostrerà la sua innocenza, ma forse ha ragione Don Vitaliano Della Sala, prete di strada che ha indirizzato una lettere al cardinale. E gli ha rivolto un invito: “Approfittiamo per liberarci dalla frenesia delle cose inutili che ci fanno perdere di vista quelle davvero necessarie; approfittiamo per riconciliarci con la terra, che non deve più essere oggetto di sfruttamento, e con gli uomini e le donne che la abitano, che non devono essere più sfruttati. “Spalancate le porte a Cristo” è stato lo slogan dell’ultimo Giubileo: spalanchiamo le porte ai poveri cristi; spalanchiamo, ad esempio, le porte delle case di proprietà della Chiesa, e lasciamoci entrare i tanti, i troppi senzatetto”. Come dire, parole sante.

* in collaborazione con Nello Trocchia coautore di un libro sullo scandalo rifiuti di prossima uscita