Giustizia per le vittime. Giustizia per le vittime degli scontri stradali; giustizia per i loro familiari. Anche volendo, sarebbe impossibile parlare d’altro perché nelle stesse ore in cui nasce questa pagina, c’è un gruppo di persone che ha scelto di trovarsi a Roma per fare il punto sullo stato della giustizia in Italia, per capire cosa si può fare per dare voce alle vittime.

Queste persone – magistrati, avvocati, parlamentari e, per la prima volta, anche alcuni familiari di vittime che avranno la possibilità di essere ascoltati da quei magistrati dinanzi ai quali difficilmente arrivano – sono state chiamate a discutere di procedure, reato e pena (tra resistenze e cambiamento) da un’associazione che si chiama Associazione italiana familiari e vittime della strada onlus, guidata da una minuta ma tenace donna di Messina, Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, che ha perso una figlia sulla strada e da oltre dieci anni ha scelto di lottare insieme a molti altri genitori per fermare la strage stradale e dare giustizia ai superstiti. Perché giustizia spesso non c’è.

Se è vero che anni di sentenze, tutto sommato miti, hanno prodotto un dilagante senso d’impunità, non è esatto credere che il nodo giustizia stia tutto in quella domanda: colpa o dolo?

Sono molti altri gli aspetti che ignoriamo – anche perché non siamo stati sufficientemente informati in materia. Tra questi spicca la richiesta di modifica all’articolo 111 della Costituzione che chiede di riconoscere i diritti e le facoltà delle vittime perché, ad oggi, la vittima nell’ambito del procedimento penale non può parlare.

Anche sulla base di questo (cui venne dedicato un altro importante convegno nell’ottobre 2007) si sta sviluppando il confronto di oggi a palazzo Marini – moderato da Giovanna Corsetti, una dei pochi giornalisti italiani impegnati sul tema della sicurezza stradale, dalla campagna “Mettici la testa” ai servizi per “Report”.

L’obiettivo di oggi è quindi individuare, soprattutto grazie ai magistrati presenti, i limiti nelle procedure così da mettere a punto proposte di legge.

Non si tratta di tecnica. Discutere di questo significa guadagnare qualche metro in scalata.

In vetta non sta solo la creazione di leggi ad hoc, ma ci sta tanto anche il famigerato “cambiamento di mentalità”, che prevede, per esempio, un uso corretto dei termini. In questa direzione l’associazione propone di non parlare più di “incidenti” ma di “crimini”.

Che il convegno raggiunga gli obiettivi che l’associazione si è data dipende molto anche dal coraggio degli interventi. Certo non abbiamo bisogno di impegni scritti sull’acqua. Piuttosto, tanto per cominciare, abbiamo bisogno che di questi contenuti venga data notizia.

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