Hanno nomi, volti, famiglie, storie. Eppure sono come fantasmi: tenuti dietro le sbarre senza che nessuna accusa sia mai stata formalmente contestata loro. Li chiamano “detenuti amministrativi”, e nello stato di Israele sono 222. A ricordare al mondo la loro esistenza è il rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi appena pubblicato da B’Tselem, autorevole Ong israeliana. A raccontare al mondo che cosa significhi vivere in cella senza che nessuno ti spieghi il perché è il giornalista palestinese Ali Jaradat, 55 anni, 11 dei quali passati in un carcere israeliano.

“La vita di un detenuto amministrativo è come la pietra di Sisifo. Un’assurdità”, dice Jaradat al quotidiano Yedioth Ahronoth. In uno solo dei periodi di detenzione, l’uomo ritenuto portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione dei palestinesi, ha conosciuto il motivo del suo arresto. E ogni volta che finivano i sei mesi “legali” di carcere detentivo, gliene venivano comminati altri sei. “È un massacro mentale. Non sai come difenderti contro un’accusa che non conosci. E non sai quando e se sarai rilasciato”.

Secondo il ministero della Giustizia israeliano, la detenzione amministrativa è una misura presa quando non c’è alternativa, e viene usata in modo “cauto”, tanto che il numero dei “fantasmi” è ai minimi dal 2001. B’Tselem conferma il calo dei prigionieri amministrativi, ma lo attribuisce a quello delle violenze nell’area. E accusa: questo tipo di detenzione “danneggia seriamente i diritti dei detenuti”. Basti pensare che 25 di loro sono rimasti in carcere senza accuse tra 2 e 4 anni. E uno per più di 4 anni e mezzo.

Quella della detenzione amministrativa non è l’unica violazione dei diritti umani sottolineata nel rapporto, che pure indica come, dopo l’operazione Piombo Fuso a Gaza (1.390 morti palestinesi, almeno 759 dei quali civili, come Ruwahiya a-Najar, 47 anni, uccisa e lasciata a morire in strada il 13 gennaio 2009 benché sventolasse una bandiera bianca) la situazione stia migliorando. In un anno i palestinesi uccisi sono stati “solo” 83, 20 di loro minorenni, 31 di loro estranei a ogni ostilità. Le case demolite dagli israeliani sono state 92 (nessuna nel 2010), mentre 44 sono i checkpoint nella West Bank. Molti gli episodi di campi palestinesi distrutti da coloni israeliani, discriminazioni ai posti di blococ, di restrizioni al movimento nei Territori. La Striscia di Gaza rimane sotto embargo, e il 70% degli 1,5 milioni di palestinesi che vi vivono basa la propria esistenza sugli aiuti internazionali. “Il blocco all’importazione di materiale da costruzione”, scrive B’Tselem, “impedisce la ricostruzione delle 3.500 case distrutte durante l’operazione Piombo Fuso del gennaio 2009”. Anche le case di Gaza rimangono abitazioni di fantasmi.