Parte oggi l’unico, vero bestiario sul campionato del mondo di calcio in corso in Sudafrica. Ogni giorno online sul Fatto le cronache dei “creativi” inviati ti tv e giornali italiani

MONDIAL MARKET La marchetta del giorno. Siamo tutti prezzolati, la penna più pagata del Mondiale

La Gazzetta dello Sport, ovviamente. A parte l’apertura del giornale alla vigilia del Mondiale: quattro pagine quattro in cui il Sudafrica viene trattato come un supermarket, con tanto di lista della spesa e consigli per gli acquisti Nazionale per Nazionale. Apre il giornale Carlo Laudisa, e chi sennò?, il ras del mercato. Poi, a pagina 8, una notiziola fatta in casa: “Piccola biblioteca Rizzoli per le letture degli azzurri”. Interessante… “Gli azzurri sono partiti per il Sudafrica con cinquanta novità editoriali messe a disposizione dalla Rizzoli. Romanzi, saggi, libri di intrattenimento per i momenti di riposo dei giocatori: Oriana Fallaci, Kethy Reichs e Gianrico Carofiglio”. Due domande: chi è l’editore della Gazzetta dello Sport? E quanti libri finiranno nelle mani dei calciatori?

SUDAFRICAL Alla scoperta del trash. Africani maleducati! E non ci facciamo sempre riconoscere….

Povero il nostro reverendo Cecchini, inviato della Gazza a stretto contatto con gli azzurri, costretto ad un viaggio tra modelli e mutande. L’attacco del pezzo, per un poeta alla Bondi come lui, va insolitamente dritto al nocciolo della questione: “Un’avventura africana che comincia con spogliarelli e canzoni”. Leggiamo: “Partiti da Malpensa alle 23, i calciatori si sono messi subito comodi, togliendosi lungo i corridoi dell’aereo l’abito di rappresentanza (Dolce e Gabbana) per indossare le tute e dormire meglio (missione compiuta). Poco prima dell’atterraggio a Johannesburg di nuovo tutti in mutande per l’esigenza opposta, cosicché in terra sudafricana l’esercito ha accolto un gruppo di potenziali modelli”. Ma la gente a casa si chiede, perché?

SUDAFRICA MON AMOUR Silvia rimembri ancora Quando l’inviato diventa poeta…

Lo Zibaldone Mondiale del Corriere dello Sport ci regalerà grandi soddisfazioni. Una pagina al giorno di curiosità, storie, aneddoti inediti. Oggi, a pagina 18, Furio Zara ci racconta la storia di “Elliot, un precario in Nuova Zelanda”. “Il co.co.co. di Sudafrica 2010, il precario della Nuova Zelanda, il disoccupato senza fissa squadra, ha i piccolini biondi vezzo di gioventù, i muscoli prosciugati dalla fatica, una spalla lussata nel mesozoico che lo sveglia due volte a notte, girati dall’altra parte SJ e vediamo se ti passa, e una piscina da finire nella villa di Wellington che si è costruito per chiudere a mollo questa sua carriera che finisce a strappi, un po’ alla volta, ululando alla luna”. A parte la lunghezza del periodo e l’uso della punteggiatura, ma che te sei bevuto?

MAI DIRE MONDIALE Gli articoli impossibili. Se l’italiano è un’opinione

Cosa sarebbe la nostra vita senza Marco Bonetto, inviato di punta (già) di Tuttosport? Memorabili i suoi attacchi, celebri le sue metafore. “Ieri era il vuvuzela day – scrive a pagina 13 –, per i sudafricani: il giorno delle loro trombette strette e lunghe che manco all’Alighieri erano venute in mente per il suo Inferno, pur facendo mormorare in tutti i modi i suoi diavoli cacofonici”. Così si capisce poco, ma dopo si capisce ancora meno. “Nel marasma delle feste altrui, come se fossimo a Natale, si è messo a parlare un Abete senza luccichii, chiaramente il presidente federale”. Grazie, pensavamo fosse l’albero parlante della fattoria di Winnie Pooh.

TROMBETTA A CHI? Premio vuvuzela, the winner is…Dacci oggi la nostra pernacchia quotidiana, il migliore del giorno

Si parla di vuvuzelas, l’argomento del giorno. Giancarlo Galavotti, corrispondente a Londra della Gazzetta dello Sport e inviato in Sudafrica al seguito dei leoni inglesi, cerca di trasmettere al lettore tutto il suo livore per le trombette sudafricane. “… A seconda del numero di vuvuzela sugli spalti, sarà come parlare sopra il ronzio di un immenso sciame di vespe incazzatissime, o sui barriti di un esercito d’elefanti in calore”. Ma protestare non serve, prosegue Galavotti, “… come dice un proverbio sudafricano, il fracasso ammazza il babuino”. E per fortuna che a Chelsea, dove vive spesato dalla Rcs, lo chiamano perfino Sir.