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Giustizia & impunità | di Sandra Amurri | 14 giugno 2010

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Intercettare fa bene

Telecom Sparkle-Fastweb, Antonveneta: tanti i casi nei quali lo Stato ha recuperato centinaia di milioni. Le inchieste basate sugli ascolti, che saranno proibiti, hanno guadagnato molto più delle spese sostenute

Una fra le tante motivazioni offerte dai sostenitori del ddl sulle intercettazioni che fa maggiormente presa sull’opinione pubblica è che le intercettazioni costituiscono per lo Stato un costo enorme e in tempi di sacrifici vanno abolite. Peccato si tratti di un’affermazione che non corrisponde al vero. Vediamo perché. Secondo i dati ufficiali forniti dal ministero della Giustizia nel 2009 tutte le procure d’Italia hanno speso per le intercettazioni 271 milioni di euro. Di questi, 212 milioni sono il costo degli apparati, 45 milioni per spese varie e 12 milioni di euro per l’acquisizione dei tabulati telefonici. Voce quest’ultima che dal primo gennaio 2010 è stata abolita da un decreto che obbliga le società telefoniche a fornire i tabulati gratuitamente con un risparmio per le casse dello Stato di 20 milioni di euro l’anno. Decreto inutile a questo punto, visto che la legge “mette a tacere” le indagini. Un risparmio comunque che diventerebbe enorme se venisse imposto alle società di telefonia, come accade in altri Paesi europei come Francia e Germania di fornire gratuitamente le linee intercettate invece di pagarle, come accade ora, 12 euro ognuna.

DOPPIO GUADAGNO

Inoltre va detto che le società telefoniche incassano due volte per la stessa linea in quanto la telefonata viene già pagata dall’intercettato. Chiusa questa parentesi non trascurabile veniamo ai benefici che lo Stato trae dalle indagini effettuate grazie alle intercettazioni, indagini che con questa legge non si potranno più fare. Non potendo contare su dati ufficiali complessivi di tutte le inchieste d’Italia, in quanto inesistenti, offriamo ai lettori degli esempi di casi specifici. L’inchiesta della Procura di Roma Telecom Sparkle-Fastweb ha consentito di recuperare oltre 400 milioni di euro a fronte di un costo per le intercettazioni di circa 200 mila euro. Lo Stato, dunque, grazie a questa inchiesta – che, ripetiamo, non sarà più possibile fare – ha guadagnato 399 milioni e spiccioli. A cui va aggiunto un altro dato importante. Con le intercettazioni i magistrati oltre ad aver ricavato la prova del reato hanno anche acquisito la certezza di dove il denaro si trovasse per poi andarlo a sequestrare attraverso le rogatorie visto che il tesoro veniva custodito a Hong Kong, a Singapore e in Inghilterra.

CENTINAIA DI MILIONI

Se poi si va ad aprire il file alla voce “reati finanziari” perseguiti dalla Procura di Milano vediamo che i milioni di euro recuperati sono stati 850, quasi quanto una mini finanziaria. L’ultima inchiesta in ordine di tempo quella sui furbetti del quartierino, la scalata della banca Popolare di Lodi alla Banca Antonveneta ha permesso di recuperare finora quasi 340 milioni di euro. Il costo complessivo per l’inchiesta è stato di circa 8 milioni di cui circa 3 milioni per le intercettazioni. Un altro esempio ce lo fornisce l’indagine sulla gestione della discarica di Cerro Maggiore in cui Paolo Berlusconi e soci hanno patteggiato risarcendo oltre 50 milioni. A cui si aggiungono i 2 milioni di euro restituiti all’Anas da oltre 30 imputati dell’inchiesta sulle tangenti per gli appalti Anas per la manutenzione delle strade in Lombardia. Fino a tornare a Mani Pulite quando sono stati recuperati 850 milioni di euro. Se invece scendiamo a Sud arriviamo in Sicilia dove come spiega il neoprocuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato in qualità di coordinatore del dipartimento mafia-economica della Procura di Palermo che comprende anche Trapani e Agrigento: “Dal gennaio 2008 a oggi sono stati sequestrati 3 miliardi di euro” . Stiamo parlando di circa 40 inchieste con un costo ognuna di circa 300 mila euro per le intercettazioni, totale circa 12 milioni di euro a fronte, ripetiamo di 3 miliardi di euro.

BUSINESS DELLA MAFIA

Intercettazioni che hanno permesso di sequestrare 700 milioni di euro al re dei supermercati Despar, Grigoli, prestanome del capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. E abbiamo preso in considerazione solo tre province siciliane. Dunque, è facile immaginare che complessivamente si supererebbe la somma di 4 miliardi. La maggior parte di questi valori, individuati è stato possibile recuperarla anche all’estero, come nel caso dei 12 milioni di euro custoditi su un conto alle Bahamas, solo grazie alle intercettazioni che hanno permesso di individuare presta-nomi insospettabili. Insomma con i circa 5 miliardi recuperati solo grazie alle inchieste prese in considerazione si potrebbero finanziare tutte le intercettazioni d’Italia e rifocillare le casse dello Stato. Ma per un governo che vuole legalizzare l’illegalità e mettere la museruola al “cane” per impedirgli di abbaiare al potere ogni bugia è necessaria per sostenere l’utilità di questa legge-scempio.

Da il Fatto Quotidiano del 12 giugno

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