I primi a capirlo, come al solito, sono quelli che hanno sentito subito aria di fregatura. Alle 17.30 del 4 maggio, i cassintegrati della Vinyls che da un mese hanno occupato l’Asinara, scrivono sul loro blog:  “Il ministro Scajola si è dimesso per i guai che tutti sappiamo. Si terrà l’incontro? Tante nubi e ombre per la riunione che avrebbe dovuto essere definitiva. Si spera”. Un mese dopo siamo ancora qui a sperare. L’interim doveva durare “giorni”. Berlusconi aveva chiesto al presidente Napolitano di affidargli l’incarico, lui aveva firmato il giorno stesso, senza dare scadenze precise ma chiedendo “una soluzione adeguata e in tempi accettabili”.

Il premier 30 giorni dopo non l’ha ancora trovata, e in attesa del nome che convinca lui e i suoi colleghi di governo, tiene in mano le redini delle Attività produttive, telecomunicazioni comprese. Perfino nella maggioranza si rendono conto che il tempo è prezioso. “Io non drammatizzo il mese di interim di Berlusconi – dice il deputato Pdl Benedetto Della Vedova – però credo che ormai sia necessario arrivare ad una soluzione il più presto possibile, con il profilo più alto possibile”. Al ministero delle Attività produttive ci si occupa di questioni legislative come le liberalizzazioni e la concorrenza, si studia il dossier sul nucleare, si affrontano le vertenze delle aziende in crisi. E ha bisogno di una guida politica, non di un presidente del consiglio in prestito. “So che Berlusconi sta lavorando a ricercare una persona valida – prosegue Della Vedova – ma il lavoro deve avere un termine. È vero che ci sono i viceministri e i sottosegretari che continuano a lavorare, ed è anche vero che la crescita economica non si rianima per decreto, ma un governo può fare molto per mettere le aziende in condizioni migliori per produrre reddito e occupazione”.

Nell’attesa, continuiamo ad arrancare. La legge annuale sulla concorrenza, ad esempio, è lì ferma da mesi. Eppure, dice ancora Della Vedova, “in questa fase sarebbe uno strumento eccellente per dare una smossa al sistema economico e produttivo”. Per assurdo, quando arriverà, il nuovo ministro troverà le cose peggiorate. La manovra appena varata non solo è un “decreto per la competitività” fatto senza il ministro per le attività produttive, ma è stata fatta senza che allo Sviluppo economico ci fosse qualcuno che potesse fiatare. Prendiamo il caso deiFas, fondi che dovrebbero servire per lo sviluppo: d’ora in poi non sarà più il ministero a decidere come spenderli. In questo mese di interim, Berlusconi è riuscito a incassare una vittoria di un certo peso. Le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate resteranno “nello stato di previsione” del ministero, ma sarà la presidenza del Consiglio a gestirle. Un’operazione che non sarebbe potuta passare con un ministro a fare da guardia.

Ma a pagare le conseguenze di questo governo dimezzato sono soprattutto i lavoratori coinvolti nelle oltre duecento vertenze aperte sul tavolo del ministero. Nell’ultimo mese ci sono state solo dieci convocazioni, e solo grazie all’impegno delle persone che “dentro il ministero provano a fare il loro mestiere”. Ma, diceSusanna Camusso, segreteria confederale Cgil, “nelle vertenze dove serve peso politico è evidente che un ministro non c’è”. Un brutto messaggio ai lavoratori e alle aziende in crisi: “Quale autorevolezza ha un governo che non ha neanche un ministro? – si chiede Camusso – Siamo l’unico paese al mondo che può permettersi questo lusso: il governo dimostra per l’ennesima volta che il lavoro non è una sua preoccupazione e quindi sottovaluta l’effetto che ha, in termini di ruolo e di efficacia, avere o non avere un ministro dello sviluppo economico in una situazione come questa”.

Da il Fatto Quotidiano del 6 giugno