Succede, a Manhattan, che un’impiegata della Citybank sia stata licenziata perché troppo bella. Così sostiene l’avvocato di Debralee Lorenzana, di origini portoricane. Prima l’azienda le aveva proibito di andare al lavoro con abiti attillati e di portare i tacchi alti. Alla signora che faceva notare come le colleghe si presentassero in ufficio con vestiti ben più provocanti, i superiori avrebbero risposto: le loro forme sono diverse dalle sue. Poi l’hanno licenziata. Secondo la banca la decisione sarebbe dipesa dagli scarsi risultati, secondo la signora e il suo avvocato si tratterebbe di discriminazione sessuale. Una collega – riportano i giornali americani – conferma che “gli uomini attorno a lei diventano degli idioti”.

Ci sarà una causa, e quindi si vedrà chi ha ragione. E dire che, secondo Aristotele, la bellezza è la miglior lettera di raccomandazione. Qualche anno fa in val di Fiemme accadde un episodio esattamente opposto: l’aspirante cameriera di una pizzeria non venne assunta perché troppo brutta. Come se per portare le pizze al tavolo servisse una particolare avvenenza. I gestori si difesero dicendo che in un lavoro per cui bisogna avere contatti con il pubblico, la presenza fisica è un requisito essenziale. Naturalmente sui giornali si fece un gran chiasso, in toni inutilmente apocalittici.

Ci andò di mezzo perfino il presidente della Provincia Dellai, preso a male parole dalle femministe, perché in quei giorni si era permesso di esprimere soddisfazione per la vittoria di una trentina a Miss Italia. Quando si parla di certi argomenti, spesso le donne hanno poco senso dell’umorismo. Il punto è la bellezza? No. La bellezza esiste, è sempre esistita. Una volta il professor Rusconi – serissimo germanista e politologo – ha fatto una battuta: “Non ci sono più donne brutte”. Il che è parzialmente vero. Konrad Lorenz (“L’anello di Re Salomone”, Adelphi) scoprì che anche i pesci distinguono tra bello e brutto. Fece un esperimento con quattro pesci tropicali: due maschi che corteggiano una stessa femmina e una seconda femmina che viene fecondata solo dopo essere stata sottratta al paragone con la prima.

Quando l’etologo ricorre allo scambio di coppia, la femmina A viene accolta con entusiasmo dal nuovo compagno. La femmina B invece viene aggredita dal maschioA, che nel cambio non ci aveva guadagnato. Tutte le volte che racconto questa storia, mi prendo degli insulti. Eppure continuo a credere meraviglioso che il “sentimento della bellezza” esista perfino nei pesci. Eccoci al punto: la percezione della bellezza. Che è mutata, com’è noto, nel corso dei secoli. Per trasformarsi, oggi, in una mera categoria commerciale. Basta guardare la copertina di “Panorama”, in edicola questa settimana. Tutta dedicata, nei giorni della manovra economica e delddl bavaglio, al caso di una pornostar finita in carcere per uno spogliarello troppohard. “Meritava il carcere?” si domanda l’imprescindibile titolo.

All’interno, pagine di foto della signorina in svariate pose allusive, senza nulla addosso. Purtroppo la bellezza esiste ora solo in relazione all’utilizzo che se ne può fare. Esiste come ossessione. E come forma esterna nella misura delle forme. Non come luce, non come “allure”, non come stato che abita in molti luoghi delle persone (non solo davanzali e fondoschiena), non come promessa di felicità. Basterebbe ricordare George Bernard Shaw: “Dopo tre giorni, annoia”. Il guaio è che troppa “bellezza” ha ucciso il fascino.

Da il Fatto Quotidiano del 6 giugno