Da Milano a Vercelli politici presi con la bustarella in mano. Le ruberie nel sistema Grandi eventi. Trionfa la repubblica delle mazzette. Ecco i nomi

Che il vero problema del paese siano le tangenti e il malaffare lo hanno detto un po’ tutti: la Corte dei Conti che il 25 giugno del 2009 ha quantificato in 60 miliardi di euro la “tassa occulta” pagata ogni anno dai cittadini per coprire il costo della corruzione “dilagante”; il Consiglio d’Europa che in ottobre ha definito la situazione “molto seria”; Transparency International che nella sua ultima classifica sulle nazioni più virtuose in fatto di mazzette (meno corrotte) ci ha fatto perdere ben otto posizioni nel giro di dodici mesi. Dal 55° posto nel mondo l’Italia è scivolata al 63°, dopo Botswana, Namibia e Malaysia.

E non ci si può nemmeno consolare guardando al ranking europeo . Nel vecchio continente siamo penultimi, visto che peggio di noi stanno solo la Bulgaria, la Romania e la Grecia. Così, di bustarella in bustarella, il Belpaese viaggia allegramente verso il baratro.

Gli unici che sembrano non accorgersene sono i partiti, non a caso ritenuti dal 44 per cento degli italiani (dati di Transparency) al primo posto tra le organizzazioni più corrotte (prima di imprese, funzionari pubblici, media e magistratura). E all’ultimo posto, con un indice di fiducia pari solo al 12% (lo ha spiegato in una conferenza stampa Silvio Berlusconi), nella classifica sul gradimento e l’affidabilità delle istituzioni.

Certo, poi si può fingere, come fa il presidente del Consiglio che tutto questa avvenga perché gli uomini politici partecipano a trasmissioni televisive definite “pollaio”. E magari ci si può persino compiacere se il maggiore quotidiano italiano, come ha fatto ieri il Corriere della Sera, decide di non dare spazio in prima pagina alla notizia dell’arresto in flagranza di reato del presidente della Commissione urbanistica del comune di Milano, Milko Pennisi, impegnato proprio in questi giorni nell’esame del nuovo piano regolatore della città.

Ma la realtà è quella che è. Diciotto anni dopo Mani Pulite, l’Italia è tornata ad essere un paese di ladri. Con un’importante differenza. Legislatura dopo legislatura alle guardie sono state progressivamente tolte le armi. Per questo, in attesa che con l’approvazione della leggi sul processo breve, sull’immunità dei ministri e sul taglio delle intercettazioni telefoniche, il processo sia concluso, Il Fatto Quotidiano ha deciso di compilare un elenco (necessariamente breve per ragioni di spazio) degli scandali piccoli e grandi degli ultimi mesi.

Probabilmente alcuni dei protagonisti, al termine di anni di processi e d’inchieste, ne usciranno assolti. Ma qui a contare, più che i nomi, è il fenomeno. Perché c’è gente che (a tutti i livelli) si sta mangiando il paese. E nessuno pare intenzionato a fermarla.

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