Secondo l’ufficio legale della Rai il testo è in contrasto con la legge

Nulla di fatto. In concreto. Perché le riunioni e le dichiarazioni sono numerose, i movimenti e i vertici neppure si contano. Il coro è unanime: la norma sulla par condicio – che cancella Annozero e Ballarò per un mese – va cambiata. Pare che per l’ufficio legale della Rai il testo sia in contraddizione con la legge sulla par condicio e che, per avere una sponda, l’azienda potrebbe chiedere un’interpretazione all’Agcom.

Per arrivare a un conflitto in punto di diritto e annullare il provvedimento della Vigilanza: "C’è un contrasto con la giurisprudenza della Corte Costituzionale in materia", spiegano dall’Autortià. La cronaca registra i movimenti di palazzo più che le misure per rimediare al pateracchio della Commissione.

Il relatore Marco Beltrandi ride in faccia a chi spera: "O il regolamento viene applicato o sarà dura protesta". Per capire qualcosa il passo più svelto era sedersi nella sala di San Macuto, nel palazzo dell’editto. C’erano le braccia multiple dell’informazione: i presidenti Rai (Paolo Garimberti) e Agcom (Corrado Calabrò), il direttore generale (Mauro Masi).

I tre strati che gestiscono il servizio pubblico hanno partorito un compromesso: nella replica di martedì prossimo in Vigilanza, l’azienda (su proposta di Masi) presenterà un palinsesto simulato, sfregiato dal provvedimento che impone le tribune elettorali nei programmi di approfondimento e finanche la sospensione.

Nel frattempo, gli avvocati giocano la partita decisiva con una scadenza precisa. Il bavaglio dura un mese, dal 28 febbraio al 29 marzo: fatti due conti, la Vigilanza ha una settimana di tempo per emendare se stessa.

Ruoli. Questioni di competenze: il legislatore è la bicamerale, la Rai (impotente) scappa dal pasticcio. Il consiglio di amministrazione ha assegnato un mandato a Garimberti che, dal dizionario politico, sarebbe definito ‘esplorativo’. Il presidente tira la corda dalla sua parte, lontano da Sergio Zavoli che, incolpevole e pur sempre capo della Commissione, di mattina presto è corso al Quirinale per un incontro con Napolitano: "Noi applicheremo integralmente le norme. E’ la Vigilanza che – precisa Garimberti – deve decidere: si assuma ogni responsabilità. Inutile che si appellino a noi per una mediazione, non faccio alcuna contrattazione qui".

Posizioni. I commissari dell’Autorità hanno scritto a Calabrò: o la Vigilanza modifica il testo oppure noi interveniamo sull’emittente privata. Su Mediaset che trarrebbe due vantaggi dalla mutilazione Rai: più ascolti, più pubblicità. Calabrò è vago: "Abbiamo dieci giorni. Dobbiamo capire. Vediamo". Il cerino è in mano alla Vigilanza, abbandonata dalla maggioranza di governo che, in una strana coalizione con i Radicali, rifiuta qualsiasi trattativa: "Credo che il testo sia estremamente chiaro – spiega Butti, capogruppo del Pdl in Commissione – e lasci alla Rai, la possibilità di studiare, pur tra le criticità sempre esistenti in situazioni come queste, varie soluzioni attuati-ve di quanto indicato, evitando così la necessità di ulteriori modifiche". Pdl e Lega mettono in saccoccia, e ringraziano. "Non c’è volontà politica", commentano da viale Mazzini.

Esperti. L’ultimo rifugio è il diritto: che il testo della Vigilanza sia illegale, che sia difforme persino alla par condicio. Che l’abbiano fatta così grossa da scoppiare. Gli avvocati studiano i commi, cercano cavilli. Alcuni conduttori – da Milena Gabanelli a Lucia Annunziata – hanno incontrato Garimberti: se restano le catene, nessuno va in onda. Zavoli ha affrontato una giornata lunga e dura, iniziata con Napolitano, proseguita con Masi, Garimberti e Calabrò, conclusa con una nota: "Siamo passati dallo scontro al confronto. E’ un primo passo. Dobbiamo farne altri. L’importante, per ora, è aver creato un clima di dialogo. E’ d’obbligo la prudenza".

L’ottimismo fa bene, ma per Carlo Verna dell’Usigrai è fuori luogo: "Così la Rai si avvia a poco a poco sull’orlo del baratro. E’ la cronaca di un assassinio annunciato. E’ una confusione che sembra organizzata. Ecco perché l’Usigrai ha reagito nella maniera più dura possibile, aprendo le procedure per lo sciopero. Ma chi vuole affossare la Rai?".

Da il Fatto Quotidiano del 12 febbraio