“Gli unici soldi che ho, sono quelli depositati su un libretto di risparmio intestato alla mia famiglia e che è nella disponibilità di mia madre”. Patrizia D’Addario si presenta ai giornalisti completamente vestita di nero: canotta col bordo di pizzo, sotto un maglioncino con i bottoncini sopra pantaloni aderenti e l’immancabile tacco 12.

Appare nella stanza in cui sono già tutti seduti come da una scatola dei giochi di magia che tanto le piacevano quando era più giovane. Si accomoda da un lato della scrivania, sola davanti a tutti, una finestra alle spalle da cui entra il potente sole di una mattina barese.

Dall’altra parte della stanza, nascosto da una libreria, il solito cugino Mimmo, il suo “agente”, quello che le tiene i rapporti col mondo e gestisce i 50 messaggi di solidarietà che dice arrivare sul sito ogni giorno.

Gli occhi della “escort più famosa del mondo”, come lei stessa si è definita, sono truccati, ma forse un po’ meno del solito. Dà del tu e bacia tutti, anche chi non ha mai visto prima, ringrazia. Quando si siede e comincia a parlare la sua voce trema: è tesissima, continua a guardare il suo avvocato, Maria Pia Vigilante, cercando conferme con gli occhi, temendo di dire quello che non è stato concordato.

“Ho deciso di convocarvi dopo aver letto Panorama. Voglio smentire categoricamente questo complotto, che non c’è e non c’è mai stato. Io affermativamente lo smentisco”. Patrizia tradisce il suo italiano non perfetto e il suo accento barese, per quanto si sforzi di addolcire la pronuncia. Ma è determinata a demolire l’immagine di donna-burattino che Panorama ha dato di lei negli ultimi due numeri: “Io sono una donna, non sono una bambina; ragiono con la mia testa, non ho bisogno che qualcuno mi dica cosa fare o come muovermi”.

Ripercorre le tappe della vicenda che l’hanno portata nel letto di Silvio Berlusconi, ribadisce di aver raccontato tutto ai magistrati, di aver depositato i nastri delle registrazioni, di aver più volte temuto per la vita sua e di sua figlia a causa delle minacce, delle intimidazioni e degli strani furti subiti. Una storia già sentita, e che lei per prima ha scritto nel libro-autobiografia Gradisca, presidente.

Ma Patrizia vuole soprattutto “smontare un castello di bugie”, smentire che, alle sue spalle e intorno a lei, si sia ordito chissà quale complotto. “Perché se ci fosse stato – spiega – allora sarei dovuta rimanere a Palazzo Grazioli la prima notte. E invece sono andata via senza avere la minima certezza che mi avrebbero richiamato. Anche altre ragazze hanno riferito che non c’era la possibilità di un secondo invito”.

Gli unici a sapere che sarebbe andata a Palazzo Grazioli furono Gianpaolo Tarantini (“lui mi ha scelto”), l’ex compagno, Giuseppe Barba, e l’ex amica Barbara Montereale. Quest’ultima fu la sola, secondo il suo racconto, a sapere che la notte col premier era stata registrata. La D’Addario sostiene di non essere mai stata ascoltata dai pm in merito a un presunto complotto, ma si dice disposta a ribadire tutto ciò che ha già detto.

Secondo Panorama lei avrebbe ricevuto un milione di euro negli ultimi mesi su un conto corrente italiano. Nonostante l’avvocato glielo suggerisca più volte, la D’Addario non quantifica il denaro che ha, ma afferma che tutto ciò che possiede risale a molto prima dello scandalo: “Dicono che io avrei dei soldi. Ebbene sì, la mia famiglia ha un libretto di risparmio da quando è morto mio padre. Dopo aver pagato per i sequestri immobiliari che erano stati fatti su alcune proprietà, le ho vendute. L’altra parte del denaro viene dalla mia attività di escort. Quei soldi sono lì, ma per me è come se non ci fossero, servono a terminare il residence che era il sogno di mio padre”.

Incalzata dalle domande, che vorrebbero una risposta più precisa sulla cifra, la signora dice di non sapere esattamente quanto ci sia sul libretto ma che nessuno, al di fuori di lei, ha mai fatto dei versamenti. Ma sceglie di non mostrare alcun documento a sostegno della sua verità. Come nega di aver ricevuto soldi per le interviste e le foto rilasciate in Italia o all’estero.

“In questa vicenda qualcuno ci ha guadagnato, e non sono io”. C’è poi il capitolo “viaggio in Qatar”, dove Patrizia D’Addario, secondo il suo ex compagno, ripreso da Panorama, avrebbe portato circa un milione e mezzo di euro. “Non sono mai stata in Qatar. Sono stata a Dubai due volte, una con la mia famiglia, l’altra con Barbara Montereale (che è stata con lei a Palazzo Grazioli, ndr). Ai magistrati ho portato tutti i passaporti, tutti i documenti dell’agenzia di viaggio”. Afferma di essere partita con la sua famiglia per sfuggire proprio al suo ex “che, poco dopo essere uscito di prigione, continuava a minacciarmi”.

La signora sostiene di aver presentato tutte le denunce e confida nel lavoro della magistratura, nonostante “non sia stata ritenuta attendibile in un’occasione perché avevo ricominciato a frequentare Barba. Ma io vivevo sotto ricatto. A luglio lui ha rilasciato un’intervista nella quale ha raccontato di questo viaggio in Qatar con un politico, poi ha chiesto all’avvocato Ghedini un assegno in cambio di nuove rivelazioni. Tutto questo si commenta da solo”.

La tensione iniziale comincia a sciogliersi. Patrizia fa lunghe pause, qualche sorriso, è difficile – sostiene – ricordare tutto quello che aveva da raccontare. Il suo avvocato è sempre lì, la lascia parlare, qualche volta interviene per correggere il tiro: “Ho dato mandato al mio avvocato – dice la D’Addario – di andare in Procura per vedere le denunce che c’erano”. “Se c’erano”, si intromette sorridendo la Vigilante. Quella che è stata la escort del lettone di Putin, oggi vuole essere una donna normale, la sua vita, dice, è cambiata: “Vado a letto tutte le sere alle 8, tranne quando sono in giro. Sono contenta perché almeno qualcosa è cambiato in meglio”.

Vuole essere un’artista (ha appena inciso un disco), le piacerebbe tanto tornare a fare i giochi di prestigio, sogna sempre di realizzare il residence del padre (situato su una “lama”, quindi di difficile ultimazione). Non usa più il registratore, suo fedele compagno per anni (“per me era come uno spray al peperoncino”), ha un numero di telefono segretissimo e risponde solo a poche persone.

Dopo 40 minuti di chiacchierata, Patrizia ride, il suo avvocato anche, i giornalisti scherzano e raccontano aneddoti personali a proposito del caso che ha sconvolto l’estate di tutti. Sulla soglia, con le giacche già indosso, scappa l’ultima domanda: “Lo rifarebbe?”. “Assolutamente no”.

da il Fatto Quotidiano del 7 febbraio

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