Il tagliatore di teste Ryan Bingham (George Clooney) sa preparare una valigia e fare un check in a tempo di record. Il suo sogno è raggiungere i 10 milioni di miglia percorse in aereo: solo 6 persone ce l’hanno fatta prima di lui. Del resto, se la luna dista dalla terra 250 mila miglia, lui in volo ne copre 350 mila l’anno.
Ryan adora gli aeroporti: è lì che si compra i vestiti. E si sente a casa negli hotel Hilton di tutto il paese, dove passa quasi 300 giorni su 365. Non ha una casa, non ha una moglie, ama la sua libertà. Ma un giorno le sue abitudini vengono messe in crisi.

Complici due donne. La prima è Natalie (Anna Kendrick), brillante neolaureata che escogita un’idea per far risparmiare l’azienda di Ryan: perchè spendere un sacco di soldi in viaggi, quando con Skype e una videochat si possono licenziare centinaia di persone al giorno stando comodamente seduti nella sede della società, a Omaha? Ovvero: l’evoluzione dell’uomo da nomade a sedentario. Con il vantaggio di salvaguardare la vita privata dei tagliatori di teste.

Ma l’idea non piace per niente a Ryan. Che una vita privata non ce l’ha e che sul nomadismo ha costruito le proprie abitudini. L’altra donna che cambia la vita di Ryan è Alex (Vera Farmiga), incontrata in uno dei tanti hotel degli States. Una che sembra il suo equivalente femminile e che, per questo, potrebbe essere la donna giusta.

È raffinato e complesso, Tra le nuvole di Jason Reitman. Più che una commedia brillante, un racconto esistenziale, amaro quanto il Billy Wilder de L’appartamento.

Il film (primo tempo scoppiettante di battute, ma nel secondo il sorriso ha una brusca frenata) affronta soprattutto tre temi.

Il primo è l’equilibrio difficile tra movimento e stabilità, tra dinamismo e punti fermi. I personaggi principali del film hanno “miscelato” gli ingredienti a modo loro, ognuno in maniera diversa. Ma tutti, anche l’ipercinetico Ryan, cerca quanto gli altri le proprie sicurezze (“Faccio come mia madre, mi affido agli stereotipi”, dice a un certo punto). Solo la sua quotidianità è tra le nuvole e non a terra.

Il secondo tema è la riscoperta dei legami affettivi quando l’economia è in crisi. Il famoso “ripiegamento” nel privato è il baluardo contro la notte. licenziati che vediamo nel film (alcuni sono persone comuni che hanno perso il lavoro) si aggrappano infatti alle mogli, ai mariti, ai figli. Anche questo tema è sviluppato con lucidità e senza moralismi. Perché, finchè le cose vanno bene, la profondità dei rapporti si dà un po’ per scontata. Un paese in crisi riscopre gli affetti ma in tempi di vacche grasse lo “zaino leggero” di cui parla Ryan sembra la stella cometa di una società essenzialmente individualista. Sicuramente produttivista.

Il terzo tema è la differenza tra i generi nell’affrontare il primo e il secondo punto. Messa in luce da due personaggi femminili in differenti età della vita. Due che, non rinunciando al lavoro e al dinamismo, riconoscono il peso delle relazioni. Idealisticamente la giovane, in maniera più strumentale ma più sensata l’adulta.

I meriti del film sono davvero tanti. Primo tra tutti la capacità di raccontare i personaggi. Mai scontati, mai banali, mai univoci, Ryan, Natalie e Alex incarnano differenti posizionamenti esistenziali in un ipotetico diagramma che ha per “ascissa” il lavoro (e il nomadismo) e per “ordinata” l’affettività (e la stabilità). Il merito ulteriore è che il regista/sceneggiatore non fa la morale a nessuno. Età, sesso, crisi economica, inesperienza, disillusione: sono tutti fattori variabili che condizionano le nostre aspirazioni, le scelte personali, i nostri investimenti emotivi.

Il film non è un panegirico della famiglia. Non è consolatorio. E non nasconde un certo cinismo. È questo a renderlo vero, amaro, profondo. Rispetto ai precedenti film del musicofilo Reitman (a cui piace Elliot Smith e ne siamo lieti) si tratta di un deciso passo in avanti. Infine una chicca: il titolo originale del film, Up in the air, è il titolo di una canzone che sentiamo sui titoli di coda. Un brano inviato al regista da un ragazzo appena licenziato.

Voto: 8