Il governatore della Calabria contro il Pd che lo vuole scaricare per il candidato Udc

Tutti con Loiero, tutti contro Loiero. Anche in Calabria il Pd è a rischio implosione. Il governatore uscente della regione più disastrata d’Italia non intende farsi da parte. Se a Roma hanno deciso che l’accordo con l’Udc si può fare solo a condizione che Loiero liberi il campo, a Catanzaro si prepara la guerra. Agazio non ci sta, proprio lui che di Casini&C. è stato amico caro e fidato fin dai tempi della Dc.

“Il rapporto con l’Udc è importante – ha detto ieri – ma non si può sacrificare tutto fino a cedere la presidenza". A Roma, Bersani e Casini avrebbero già trovato un nome, quello di Roberto Occhiuto, deputato Udc e astro nascente del partito. Giovane di belle speranze, Occhiuto non ha ancora sciolto la riserva. Ufficialmente aspetta.

Ufficiosamente, i suoi supporters ti raccontano che "Roberto non se la sente. Governare la Calabria è un rischio: bene che ti vada finisci nelle grinfie di una procura, se poi sei sfortunato puoi fare la fine di Franco Fortugno".
Loiero resiste e promette che andrà fino in fondo. Con i suoi sostenitori che bollano come volgari illazioni i boatos circolati in queste ore e che parlano di un’offerta che il governatore proprio non potrebbe rifiutare. Lasci la Calabria e avrà un posto nel Cda della Rai, in più gli garantiamo la candidatura della figlia Valentina – giornalista e inviata del Tg5 – nel "listino" del presidente.

"Se c’è un modo per accreditare l’immagine della Calabria-sultanato, lo hanno trovato". Saltano le primarie che dovevano tenersi oggi con un sms inviato agli elettori. Sarebbe stato un confronto a due: da una parte Loiero, dall’altra Peppe Bova, pezzo da novanta dell’ex Pci, presidente del Consiglio regionale.
L’altra candidata, Doris Lo Moro, deputata ed ex assessore alla Sanità, aveva già ritirato la sua candidatura (questa volta via Facebook). È impegnatissima nella sua città, Lamezia Terme, per sponsorizzare alle primarie un candidato alternativo al sindaco antimafia Gianni Speranza, di Sinistra e libertà, che la ‘ndrangheta ha più volte minacciato e che una ricerca dell’università di Cosenza colloca tra i migliori sindaci della regione.

Maostica confusione sotto il cielo di Catanzaro. Dove una cosa è certa: il potere. "La Presidenza da sola vale almeno 4-5 punti in percentuale", è il messaggio che Agazio Loiero manda ai suoi. Cinque anni di governo in una regione che vive di spesa pubblica e dove il 75% del bilancio è destinato alla sanità, non sono passati invano. Hanno creato un sistema di assistenza e clientele solidissimo, pronto a trasformarsi in voti sonanti.
Nella lista dei nemici, Loiero mette al primo posto Bova e Nicola Adamo, fedelissimo di Marco Minniti e già numero due della Giunta. "I gemelli della sconfitta", li chiamano nel quartier generale del Presidente, quelli che nel 2000 candidarono Nuccio Fava e consegnarono la Regione alla destra. E l’Italia dei valori di Di Pietro e de Magistris? Di fatto aspetta. Anche se ufficialmente ieri Di Pietro è sceso in Calabria per sostenere Pippo Callipo, l’industriale del tonno che da agosto è lanciatissimo in una sua personale campagna elettorale.

"Non bastano le belle statuine: Callipo è l’unica candidatura di discontinuità", hanno detto in coro i due lader dell’Idv. Entrambi, però prendono atto di un dato: per il Pd il "loierismo" è finito. Tocca all’Udc dire l’ultima parola. Se Occhiuto dovesse preferire la dolce vita romana alle ruvidezze della politica calabrese, c’è già un uomo di riserva: Umberto De Rose, il giovane capo di Confindustria. Un nome che indurrebbe anche Di Pietro a qualche ripensamento.

Da Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio