Ex sindaco, brasseur d’affairs dei corleonesi, uomo centrale della trattativa mafia-Stato e, infine, anche soldato di Gladio. Della struttura segreta di ispirazione atlantica don Vito Ciancimino, come ha rivelato il figlio Massimo, è stato un affezionato adepto.

I pm ne hanno trovato traccia in un "pizzino" consegnato dallo stesso Ciancimino: un foglio A4 manoscritto, che si apre con la dicitura: "Gladio per Serravalle era una copertura, già nel passato in cui ne ero a capo ho sospettato che Gladio fosse una struttura che servisse da copertura a qualcosa di nascosto, a un magma che vi navigava sotto e che doveva restare segreto…". "Mio padre mi disse che faceva parte di Gladio – ha esordito Massimo – aveva avuto diversi incontri".

L’origine del rapporto, secondo Ciancimino jr, risalirebbe allo sbarco degli americani in Sicilia: "Mio nonno Giovanni era stato assoldato come interprete – ha detto – perché era uno dei pochi corleonesi che sapeva l’inglese, perciò mio nonno è stato assoldato da quello che a suo tempo si chiamavano i Marines".

Un rapporto ereditato poi dal padre, don Vito, che costituì le sue prime società con un colonnello dei carabinieri: "Difatti quelle licenze che voi avete – dice Massimo ai pm – sono le prime società che mio padre costituisce pure insieme a questo colonnello americano di import-export perché il rapporto poi continua nel tempo".

Anche il misterioso 007 CarloFranco sarebbe stato a conoscenza dell’affiliazione a Gladio di don Vito, della quale Massimo non conosce altri dettagli: "Partecipò a riunioni, ma mi sembrano cose così lontane dalla mia realtà…escludo ogni partecipazione di mio padre a strutture come massoneria e cose varie mentre mi ha sempre parlato di Gladio. Un argomento che non ho approfondito perché mi sembrano veramente temi così da film quasi".

Da Il Fatto Quotidiano del 13 gennaio