di Sandra Rizza

“Brizzolato, con occhiali, alto circa 1,75-1,80, sempre ben vestito, si permetteva di arrivare senza appuntamento e veniva a trovare mio padre anche mentre questi si trovava agli arresti domiciliari”.
Ecco l’identikit del signor Franco, o Carlo, il misterioso 007 che, secondo Massimo Ciancimino segue, passo dopo passo, le fasi della trattativa aperta tra Cosa nostra e lo Stato.

È lui il personaggio principale dei “servizi” che compare nelle infinite pagine dei verbali del figlio di don Vito. Massimo non fa mai il suo nome, ma lo descrive come “l’anello di collegamento col dottor Sica e col dottor De Francesco (entrambi hanno rivestito il ruolo di Alto commissario per la lotta alla mafia, ndr), nel periodo compreso tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio”. Del signor Carlo o Franco, il ragazzo dice che è riuscito incontrare suo padre anche in carcere. Ma come? “Attraverso un colloquio investigativo”.

E quel “signore distinto” non è il solo agente segreto che controlla come un’ombra i piani segreti di don Vito. Di spioni e 007, Massimo Ciancimino parla più volte: “Il luogo dove mio padre incontrava il signor Franco e altri soggetti dei servizi era a via Villa Massimo; lì c’erano gli uffici dei servizi segreti. Lì mio padre incontrava Sica e De Francesco”.

Spiega poi il giovane Ciancimino: “I rapporti coi servizi mio padre li ha sempre tenuti, cercando di limitare a uno o due persone i rapporti con Cosa Nostra. Lui diceva che il suo pregio era quello di avere rapporti solo con Provenzano“. I servizi hanno sempre avuto un ruolo chiave per don Vito. “Nel sequestro di Aldo Moro – ricorda il figlio – mio padre mi disse che era stato pregato ben due volte di non dar seguito alle richieste ricevute per far pressione su Provenzano affinché si attivasse per aiutare lo Stato nella ricerca del rifugio dello statista”.

Da Il Fatto Quotidiano del 13 gennaio