di Antonio Massari

“Siete tutti razzisti”. Urlavano, marciavano, sfasciavano. In mano avevano spranghe e bastoni. Da oggi potrebbe arrivare la risposta, la caccia all’uomo, la vendetta contro lo straniero. La scintilla era scoppiata in mattinata, quando due immigrati erano stati colpiti dai proiettili di gomma d’una pistola giocattolo.
I due finiscono in ospedale, senza gravi conseguenze. Ma è l’ennesima umiliazione. Uno dei due immigrati è arrivato in Italia, dal Togo, come rifugiato politico. La rabbia monta. Passa di voce in voce, e poi di braccia in braccia, finché si trasforma in rivolta: nel tardo un pomeriggio sono più d’un centinaio, gli immigrati che s’incamminano per la strada statale e si dirigono nel centro di Rosarno , una cittadina a pochi chilometri da Gioia Tauro, cominciando a devastare qualsiasi cosa fosse a portata di mano.

“Sparategli addosso”, era la risposta dei passanti terrorizzati, che invocavano l’intervento della polizia. Ma la rabbia era già violenza: centinaia d’auto rovesciate, muretti a secco divelti, ringhiere distrutte. Genitori spaventati, che restavano chiusi negli abitacoli, insieme con i figli, mentre le auto venivano strattonate. “Siete tutti razzisti”, continuavano a urlare gli immigrati, che qui vivono in miseria e prostrazione.
Nella zona intorno a Gioia Tauro sono circa 1500. La maggior parte dorme in capannoni abbandonati. Lavorano nelle campagne per una paga che va dai 20 ai 30 euro al giorno. Un centinaio di loro, ieri, ha varcato la soglia della sopportazione e s’è lasciata andare alla violenza. La Polizia è intervenuta, prima isolando i manifestanti, dopo una lunga battaglia a colpi di lacrimogeni, e poi avviando una “trattativa”, per sedare gli animi.

Ma c’è ben poco da sedare. È sufficiente dare un’occhiata al bilancio della rivolta che, mentre scriviamo, è quello di una violenta guerriglia urbana: oltre cento automobili danneggiate. Ciò che pesa di più, però, è la rabbia: da ieri, la spaccatura tra immigrati e cittadini, è un dato di fatto. La rabbia reciproca era visibile già nei momenti della “trattativa”, quando, un gruppo di ragazzi, s’è schierato ai margini delle pattuglie di carabinieri e poliziotti.
Sono stati momenti di grande tensione. Una tensione talmente elevata da provocare ordini tassativi: tutti i dirigenti dei commissariati della Piana di Gioia Tauro, e tutti i loro colleghi dei Carabinieri, sono confluiti a Rosarno. La serata, però, è ancora piena di tensione. La guerriglia nasce da lontano, non soltanto da quei due proiettili di gomma, ma anche da quelli veri, sparati da una calibro 7.65 un anno fa. Era il dicembre 2008, quando due immigrati restarono feriti in un agguato. Poco dopo, i pistoleri, furono arrestati. Ma la tensione iniziò a crescere.

Ed è cresciuta anche per le condizioni di lavoro, molto precarie, e non soltanto per via della paga o della mancanza di diritti e contratti. Per pochi euro lavorano in campagna, per pochi euro vivono in condizioni disumane, nei capannoni abbandonati di vecchie fabbriche in disuso, in assenza di igiene adeguata, e spesso senza un permesso di soggiorno, quindi in assoluta clandestinità e assenza di diritti. I due proiettili di gomma sparati ieri mattina, evidentemente, hanno fatto traboccare il vaso della sopportazione.

E un sussulto di dignità s’è trasformato in una rivolta che, ancora in serata, non era stata del tutto sedata. Il timore più forte, adesso, è che gli animi si raffreddino soltanto in apparenza. Ora cova la rabbia della gente. E il desiderio di vendetta. La rivolta degli immigrati di Rosarno, insomma, potrebbe essere soltanto l’epilogo d’una lunga catena di violenze.

Da Il Fatto Quotidiano dell’8 gennaio