Piovono milioni di euro su Catania e Palermo nonostante i loro bilanci disastrati

Il ministro Giulio Tremonti, con l’avallo di Roberto Maroni, premia per decreto i comuni virtuosi, quelli che hanno saputo ben amministrare i soldi dei cittadini. Ma, a scorrere l’elenco dei premiati, proprio tra i comuni virtuosi compaiono, a sorpresa, due amministrazioni notoriamente in grave dissesto: Palermo e Catania. Avranno un premio di 1.562.860 euro la prima e di 983.411 la seconda. Il premio maggiore andrà comunque a Milano che, prima nella classifica dei comuni virtuosi, avrà ben 6.815.598 euro, malgrado le incognite che pesano sul suo bilancio reale a causa di quella bomba a orologeria che sono i derivati.

I premi di questa generosa lotteria di fine anno sono dispensati da un decreto datato 22 dicembre 2009 e firmato da due ministri, quello dell’Economia, Tremonti, “di concerto” con quello dell’Interno, Maroni. Il meccanismo attivato è quello previsto della legge 133 del 2008, che premia gli enti locali che mantengono il “patto di stabilità”. Ossia che riescono a mantenere la spesa entro certi parametri stabiliti.

I due indicatori considerati sono il grado di autonomia finanziaria (la capacità di trovare risorse finanziarie locali, grazie per esempio a tributi e tasse comunali, a prescindere da trasferimenti statali o regionali) e il grado di rigidità strutturale (cioè la capacità di tenere basso l’indice della spesa corrente).

L’Unione europea, che veglia sul rispetto del patto di stabilità, ha concesso all’Italia, per il 2009, di sforare di 700 milioni di euro sugli impegni assunti con l’Europa. Il governo ha girato questa possibilità agli enti locali. Saranno dunque i comuni a poter spendere di più, secondo la classifica stilata da Tremonti. Gli impegni di spesa dovranno essere messi nel bilancio 2009. Così Milano potrà spendere quasi 7 milioni in più, Palermo 1 milione e mezzo, Catania quasi un milione.

Clamoroso che sia premiata come virtuosa una città come Catania, a cui l’Enel arrivò a tagliare la corrente elettrica per l’illuminazione pubblica. È in corso un’indagine giudiziaria su un dissesto che non è arrivato alla completa bancarotta soltanto grazie ai soldi arrivati dal governo.

Palermo, poi, non sta molto meglio. La spazzatura nelle vie cittadine ha reso evidente la crisi dell’Amia, la società per l’igiene ambientale posseduta al 100 per cento dal comune: ha chiuso il 2008, dopo varie rettifiche di bilancio, con 180 milioni di perdite e un patrimonio netto negativo di 92 milioni e la Procura ne ha chiesto il fallimento (l’udienza è prevista nei prossimi giorni davanti al Tribunale).

I suoi ex amministratori, dal presidente (il parlamentare del Pdl Vincenzo Galioto) al direttore generale, Orazio Colimberti, sono stati rinviati a giudizio per falso in bilancio. E il comune, di fronte ai maneggi contabili avvenuti in questi anni, s’è rivelato incapace di esercitare qualsiasi forma di controllo. Nonostante la responsabilità delle società partecipate sia direttamente del direttore generale dell’amministrazione, Gaetano Lo Cicero, nominato l’estate scorsa dal sindaco di Palermo, Diego Cammarata, anche presidente dell’Amia.

Il comune ora ha varato un aumento di capitale dell’Amia per 99 milioni con il rischio – ha sottolineato nei giorni scorsi il ragioniere generale – di un depauperamento del patrimonio dell’amministrazione. Ma la società ha già ingoiato e distrutto altri 80 milioni che il sindaco ha ricevuto dal governo Berlusconi con il decreto “mille proroghe”.

Senza contare altri 150 milioni stanziati dal Cipe l’estate scorsa a favore del comune, e non ancora utilizzati, per investimenti nel campo dell’igiene ambientale. La società palermitana dei trasporti, l’Amat, ha 10 milioni di debito. Quella del gas, la Amg, 2 milioni. La società di servizi Gesap, altra macchina mangiasoldi, è sull’orlo del fallimento: ha chiuso il 2009 con un “rosso” di 9 milioni e prevede per il 2010 un deficit di 14 milioni. Ora sta addirittura per decidere un taglio del 20 per cento degli stipendi dei dipendenti.

Evidentemente c’è qualcosa che non va nel meccanismo che valuta la virtuosità degli enti e stabilisce i premi. «Tremonti guarda solo i conti che le amministrazioni gli presentano, senza alcun controllo», protesta Davide Faraone, capogruppo Pd a Palermo. Non sono considerati i servizi offerti ai cittadini (tanto che città come Reggio Emilia e Massa, Forlì e Ravenna, sono in classifica molto dietro a Palermo e Catania). E non sono calcolati i soldi persi dalle aziende controllate. Così le amministrazioni incassano, senza migliorare di un millimetro le loro virtù.

Da Il Fatto Quotidiano del 6 gennaio