Brunetta: va modificata anche la prima parte

Purtroppo va preso sul serio il ministro Brunetta quando propone di cambiare l’articolo uno della Costituzione. Non per quello che dice. Ma per quello che ancora non può dire. Brunetta è tante cose ma non uno stupido e se ha dato un’intervista a Libero non era per comunicare al mondo che la frase "l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro" non gli piace, "perché non significa nulla" e che lui preferisce "merito" e "concorrenza". Parole, queste sì, strampalate.

No, il ministro ha voluto portare il suo dono votivo a chi della Costituzione non sopporta soprattutto l’articolo tre: quello della legge uguale per tutti. Ha lanciato un petardo per dire: eccomi qua, a un tuo ordine ‘sta costituzione la cambiamo eccome, anche da soli. Berlusconi lo va dicendo da mesi che la Carta è un frutto del cattocomunismo di stampo resistenziale (subito scimmiottato da Brunetta che infatti dà la colpa "al clima del dopoguerra").

Ora che il clima è cambiato succede che il mitico don Verzè reduce dalla stanza ospedaliera del premier appena colpito da Tartaglia se ne esca con una dichiarazione sulla Costituzione che va cambiata. Frase del tutto sconnessa dal contesto. Il clima, appunto, è quello del partito dell’amore che si oppone al partito dell’odio che ha armato la mano dell’attentatore. È il clima del "dialogo", delle "riforme condivise", delle "intese a tutto campo", offerte all’opposizione con la mano tesa mentre l’altra nasconde un nodoso bastone.

Per ora di dialogare non se ne parla. Le elezioni amministrative di marzo sono troppo vicine e il Pd di Bersani sta già rischiando di suo l’osso del collo ( 7 regioni su 11 sono in bilico) e non è certo il momento di offrire l’altra guancia all’avversario. Ma se il centrodestra dovesse fare bottino pieno dalla Padania alle Calabrie, allora sì che sarebbero guai seri.

Più forte che mai Berlusconi potrebbe procedere a tappe forzate contro l’ultimo baluardo che ancora si oppone al disegno di ampliare i poteri dell’esecutivo (i suoi) e di sottomettere la magistratura dopo avere, di fatto, svuotato il Parlamento, reso ormai un ente inutile. Le apparenti divagazioni di Brunetta ci preannunciano l’assalto finale. Non resta che prepararsi. Il resto (ha ragione Bossi) sono solo chiacchiere.

Da Il Fatto Quotidiano del 3 gennaio