Dopo la presidenza del G8 il Paese rischia di rimanere fuori dai club che contano

di Giampiero Gramaglia

L’Italia, che ha vissuto tutto il 2009 della politica internazionale alla guida del G8, il Gruppo dei Grandi, rischia di ritrovarsi bruscamente ridotta, nel 2010, alle dimensioni di un’Italietta senza peso e senza potere. Per dimensioni territoriali e demografiche, per livello del Pil, per potenza militare, altri Paesi possono legittimamente aspirare al posto dell’Italia nel G8, proprio mentre è in atto una riorganizzazione della governance mondiale dove l’Unione europea appare sovrarappresentata. Senza contare le questioni di prestigio, o – meglio – di mancanza di prestigio, dei leader, che periodicamente alimentano richieste, magari speciose o spocchiose, di esclusione dell’Italia dal club dei Grandi.

Il pericolo dell’Italietta è al centro di un dibattito su riviste specializzate fra guru della politica internazionale. Stefano Silvestri, presidente dello Iai, mette in rilievo, in un articolo sulla rivista online AffarInternazionali, la storia e la tradizione che avallano la presenza dell’Italia nel gruppo leader della governance mondiale e la perdita di peso che deriverebbe da una retrocessione per mancanza di ambizione o da un ripiegamento nel ruolo di ‘media potenza’.

La diplomazia italiana è conscia della prospettiva, ne conosce i vantaggi e i rischi: l’impegno, che è stato condiviso negli ultimi anni da tutti i governi e che ha spesso avuto appoggio bipartisan, a una forte presenza dell’Italia negli scenari di crisi, con missioni militari e civili, testimonia la consapevolezza della necessità d’assumere il ruolo di un grande Paese.

E alcune delle priorità della politica estera italiana 2010 indicate dal ministro degli esteri Franco Frattini, in un intervento di fine anno, vanno nello stesso senso: crisi regionali come l’Afghanistan e l’Iran; sfide globali come il terrorismo e l’ambiente; un rilancio della Ue e l’affermazione dei diritti umani perché "una politica estera credibile non può prescindere da una forte dimensione etica". L’Italia intende, inoltre, lavorare, "sia unilateralmente che tramite l’Unione europea, per offrire un contributo di sostanza al successo dell’esercizio di riesame del Trattato sulla non proliferazione", cioè per ridurre gli arsenali nucleari mondiali.

Perché l’Italia eviti la deriva dell’Italietta, Unione europea e governance mondiale sono i due test decisivi. L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona – nota Frattini – apre opportunità di rilancio del ruolo dell’Ue e prevede una maggiore visibilità europea internazionale, anche con la creazione di due figure istituzionali nuove, un presidente stabile del Consiglio europeo e un vero e proprio ‘ministro degli Esteri’ europeo.

LE NOMINE. Dalla corsa alle nomine, l’Italia è rimasta finora esclusa. Sono andate a vuoto le candidature di Mario Mauro a presidente del Parlamento europeo e di Massimo D’Alema a ‘ministro degli Esteri’ europeo. Ma il valzer delle poltrone non si ferma mai: a fine 2010, ci sarà da assegnare la presidenza dell’Eurogruppo – l’Italia potrebbe mettere in campo il ministro dell’Economia Giulio Tremonti -; e, a fine 2011, ci sarà da rinnovare la presidenza della Banca centrale europea – l’Italia potrebbe candidare il governatore di BankItalia Mario Draghi -. Nel risiko dei posti che contano nell’Unione, alcuni giochi, però, potrebbero essere già stati fatti. Francia e Germania vogliono piazzare, rispettivamente, l’attuale ministro delle Finanze Christine Lagarde alla guida del ‘club’ dei colleghi dei Paesi dell’euro e l’attuale presidente della Bundesbank Alex Weber alla Bce. Se l’Italia restasse ancora fuori dal giro, riuscirebbe il ritornello della ‘logica del bilancino’ tra le maggiori capitali europee, in cui Roma non riuscirebbe a entrare.

LA GOVERNANCE. Il 2010 dirà la sua sui ‘poteri’ mondiali: sopravvivenza del G8, affermazione del G20, consacrazione del G2 (Usa e Cina), peso dell’Europa. Come presidente del G8, l’Italia ha dato la sua spinta perché il G8 venga in qualche modo ‘assorbito’ dal G14 o – meglio – dal G20, formato più adatto a fronteggiare una crisi economica globale. Ma più il Gruppo si allarga più la presenza dell’Italia s’annacqua; e resta il problema della sovrarappresentanza dell’Europa nei G del Mondo. Come simbolo dei progressi d’integrazione, l’Ue dovrebbe offrirsi il ‘seggio europeo’ nella governance mondiale: sfronderebbe così la selva di G, compreso il G5 del Consiglio di sicurezza Onu. Per arrivarci, non basterà un decennio. E per spingere in quella direzione e continuare a contare, l’Italia dovrebbe avere una posizione di preminenza, o almeno di influenza, nell’Unione europea: uomini giusti nei posti giusti e scelte da leader, non da gregario.