A Nichi il primo round, In Puglia le primarie si faranno. Le chiede Emiliano ma vorrebbe in cambio una legge ad personam

di Antonio Massari

S’intravedono le primarie. Ma l’aria da telenovela, in Puglia, resta la stessa. “Nichi, somigli a Berlusconi. Non fare il capo popolo. Chiedo a Vendola che le primarie siano fatte in modo regolare. L’incitamento alla violenza potrebbe essere raccolto da qualche sconsiderato dei miei sostenitori, lo dico con simpatia, e questo non andrebbe bene”, dice Emiliano, sindaco di Bari. Di quale violenza stia parlando, e di quale incitamento, però, non è chiaro. “Michele io perdono, ma non dimentico”, risponde Vendola, che incassa un primo risultato: aveva chiesto le primarie e, a quanto pare, le ha ottenute. Ma se questi sono i reciproci appelli alla riconciliazione, è facile intuire il seguito: il centrosinistra pugliese s’appresta a una sfida dura e lacerante. Le primarie sembrano la strada più logica, ma, considerati i toni, anche la più agguerrita. Sempre che i due sfidanti la percorrano fino in fondo, perché Udc e Idv, già oggi, potrebbero mettersi di traverso: non è detto che al tavolo delle primarie siedano anche gli altri due partiti della (presunta) coalizione. E il caos, quindi, resta tale e quale. Soprattutto nel Pd. Ed è facile scoprirlo: quando, a mezzogiorno, il sindaco di Bari annuncia che parteciperà alle primarie, mezzo partito resta a bocca aperta. È una sorpresa per i suoi stessi consiglieri, nonché compagni di partito, che per le scale del municipio si passano la voce l’un l’altro. “A questo punto, le primarie, le voglio io”, annuncia Emiliano. Che precisa: “Nichi smetta di parlare d’appelli al popolo. Immagini la politica come fatta dai partiti”. Poi, però, spiega che la sua è una scelta “individuale”. Quindi: l’ha fatta senza consultare il suo partito. Il caos, appunto. Oppure una logica precisa: le indiscrezioni raccontano che Emiliano ha fatto un’improvvisa fuga in avanti. Temendo che la coalizione scegliesse un altro candidato. Emiliano chiede in cambio, a Nichi Vendola, una condizione ad personam: che il consiglio regionale, il 19 gennaio, modifichi la legge sull’ineleggibilità dei sindaci. In base a questa legge, infatti, per candidarsi, Emiliano, dovrebbe dimettersi. Rischiando di perdere sia la Regione, sia il Comune. Vendola un’ora dopo declina l’invito: “Non posso interferire sull’attività legislativa. I consiglieri sono chiamati a votare senza vincoli di mandato”. Il governatore offre un’altra sponda. “Le primarie si tengano il 17 gennaio, prima del prossimo consiglio regionale, e della discussione della legge in questione”. Ma occhio all’orario: mentre il governatore parla, la scelta di Emiliano, è ancora “individuale”. Il Pd non s’è ancora espresso. Emiliano rifiuta la sponda di Vendola e rilancia: “Si voti il 24 gennaio”. Vendola nicchia. Il Pd ancora non s’esprime. Bisogna aspettare le cinque del pomeriggio e la quarta conferenza stampa della coalizione in meno di 24 ore: “Si tengano le primarie”, dice il segretario regionale, Sergio Blasi. E dovrebbe trattarsi di primarie “aperte” ai sostenitori del centrosinistra e non solo agli iscritti ai partiti della coalizione, che andranno fatte prima possibile perché non si può chiedere all’Udc di aspettare ancora a lungo. Blasi intanto avverte il sindaco di Bari: “Siamo felici della scelta di Emiliano. Ma sia chiaro: senza leggi ad personam”. Come dire: se Emiliano è certo di poter vincere, rischi tutto, anche il Comune. Altrimenti lasci perdere. Segno che il caos, all’interno del Pd pugliese, resta ancora la regola. E c’è ancora da capire: come si comporteranno Udc e Idv?

“Alle primarie non partecipiamo”, dice Pierfelice Zazzera, segretario regionale Idv. “Decideremo cosa fare dopo il risultato: per Emiliano l’accordo c’era già prima. Se vince Vendola possiamo discuterne, per cercare dei punti d’incontro programmatici, ma il nostro giudizio sul suo governo resta negativo. E allearsi con l’Udc resta un punto strategico per riuscire a vincere”. Ma l’Udc resta fermo sulla sua posizione. “Sono pessimista”, dice Angelo Sanza, segretario regionale dell’Udc, “con Vendola non si può fare un’intesa in Puglia. Vendola se la suona e se la canta da solo. E il Pd è incapace di decidere”. Poi interviene Pierferdinando Casini, che intima a Vendola di “chiedere scusa” per gli atti di “squadrismo politico”: “Irrompere nell’assemblea d’un partito per impedire la scelta autonoma di una candidatura è stata una violenza morale senza precedenti”. Casini si riferisce all’assemblea del Pd che, due giorni fa, avrebbe dovuto nominare Emiliano candidato della coalizione. L’assemblea non s’è tenuta, ufficialmente, a causa delle contestazioni di alcuni manifestanti “pro Vendola”, alcuni di Sinistra e Libertà e altri del Pd. S’è parlato di “occupazione” della sala ma, in realtà, i delegati hanno aperto le porte a tutti. E non c’è stata alcuna violenza. Soltanto qualche slogan poco elegante. Se si fosse votato, Emiliano non avrebbe raggiunto l’unanimità, e il Pd si sarebbe spaccato in due. Ma nessuno vuole ammetterlo pubblicamente. S’è preferito addossare la responsabilità ai manifestanti, definiti, da Emiliano, “criptofascisti pronti a usare la violenza fisica”. Incassata la solidarietà di Casini, quindi, resta da vedere cosa ne pensano, della sua reazione, i “criptofascisti” del Pd.

da Il Fatto Quotidiano del 30 dicembre 2009