Trentatreesimo e trentaquattresimo giorno di protesta: ci guardiamo fra noi, contandoci, stupiti dell’essere stati in grado di continuare con tanta decisione la nostra azione di denuncia, con la stessa intensità del primo giorno. Il tempo qui ha una sua dimensione particolare e la realtà in questi ultimi giorni è scandita oltre che dal freddo e dai turni di “sorveglianza” anche dalle visite di politici, giornalisti e dalla ricerca sul web di qualche segnale positivo da parte del Ministero.

Santo Stefano purtroppo non ci regala questo piacere. Non importa aver rinunciato alle feste, al calore delle proprie famiglie. La posta in gioco è molto importante.
Ieri la rigida richiesta dei commissari di non far entrare estranei costringe la troupe del Tg5 a rimanere aldilà del cancello, così come tutte quelle persone che sono venute a portarci generi di conforto. Riusciamo a farci lanciare il cibo oltre il cancello, scene che rimandano più ad un clima di guerra che ad una occupazione pacifica.

Oggi, a metà pomeriggio, è salito sul nostro tetto Dario Franceschini seguito dalle troupe delle maggiori testate giornalistiche televisive. Senza dubbio tutta questa attenzione ci fa ben sperare, rafforzando la nostra convinzione di proseguire fin tanto sia necessario. E’ certo una anomalia tutta italiana quella che porta il Financial times, il principale giornale economico-finanziario del Regno Unito ed uno dei più autorevoli e letti al mondo, a dedicarci a del tempo per comprendere i motivi della nostra causa mentre, tranne rare ma illuminate eccezioni, nessuna delle testate nazionali a maggior tiratura mostri particolare interesse nei nostri confronti.

Nonostante questo, o forse soprattutto per questo, non abbiamo intenzione di abbassare la voce.

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