Il candidato Emiliano ammette: “Divisi perderemo”

Nichi Vendola è candidato. Michele Emiliano, il sindaco di Bari, ieri ha sciolto tutte le riserve possibili: è in campo per la presidenza della Regione Puglia. Michele contro Nichi, la sinistra spaccata, la Primavera pugliese nel cestino.

Sindaco Emiliano, in Puglia il centrosinistra si avvia allegramente verso il suicidio?

Certo, se uno si sveglia una mattina e dice io sono candidato comunque, a prescindere dalle decisioni dei partiti che lo devono sostenere, incurante dei sondaggi che lo danno sconfitto, è chiaro che si va verso il suicidio politico.

Quell’uno è Nichi Vendola?

Chi se no? È lui che con un un atteggiamento da kamikaze dice a tutti i partiti della nuova coalizione che vogliamo costruire o mi seguite oppure c’è il baratro. Così non va, questa non è politica. Io ho deciso di prendermi le mie responsabilità proprio per fermare i kamikaze. Sia chiaro: il Pd pugliese non può consegnare il proprio futuro politico nelle mani di Vendola. Siamo determinati, bisogna smetterla di farsi ricattare.

Quindi assisteremo ad una campagna elettorale fratricida, con lei da una parte e Vendola dall’altra. Mi sembra fin troppo facile prevedere che vincerà il centrodestra.

Mi auguro che questo scenario non si verifichi, altrimenti avrà ragione lei vincerà la destra.

E a quel punto di chi sarà la colpa?

Di tutti. Ma spero che con Nichi si possa tornare a parlare di politica.

La Primavera pugliese è morta, chi è l’assassino?

Da anni ho smesso di cercare colpevoli, ora faccio politica. E la politica mi dice che la Primavera era già morta nella coscienza degli elettori. Nel 2004 vincemmo le elezioni di Bari con uno scarto di 40mila voti, risultato che spalancò le porte alla vittoria di Nichi un anno dopo, e aiutò molto la vittoria di Prodi. Quest’anno ho vinto con uno scarto di soli 6mila voti e l’Udc correva da solo. Come vede la Primavera non vince, bisogna costruire una alleanza più ampia che vada dal partito di Casini al raggruppamento di Adriana Poli-Bortone. Un’alleanza per il Sud che può aiutarci a mandare a casa Berlusconi. Noi dobbiamo evitare il ricongiungimento morale tra moderati e destra berlusconiana. Un’operazione da svolta epocale che gli elettori hanno capito, visto che i sondaggi ci danno ragione.

E allora perché non fare le primarie?

Perché sono inutili, politicamente superflue, visto che l’Udc ha dichiarato che con Vendola non c’è nessuna possibilità di accordo. E non per motivi personali, ma perché l’elettorato di quel partito non capirebbe. Per i sondaggi l’Udc è al 12%, voti indispensabili per vincere. E allora abbiamo chiesto a Nichi di indicare un altro nome, ma lui non lo ha fatto, forse perché ritiene la sua candidatura la precondizione per ogni tipo di alleanza. Mi dispiace che non abbia indicato alternative, visto che da due anni, ormai, fa un altro lavoro che gli porta via molto tempo. Sta costruendo un partito, lasciando la Regione potrebbe dedicarsi a questo lavoro full-time e riprendere il suo ruolo di grande profeta del Sud.

Ma che fa ironizza?

Su Nichi mai. Per lui provo grande stima e affetto.

Vendola il poeta della Primavera è stato sconfitto dalla realpolitik dalemiana?

No, dalle urne, dagli elettori.

Esagero se dico che la situazione che sta vivendo il Pd in Puglia è drammatica?

Affatto. E’ una situazione drammatica, ma anche piena di speranze, perché noi possiamo diventare il laboratorio politico dove si sperimenta una nuova alleanza per l’Italia intera, quella che dovrà liberare il Paese dal berlusconismo.

Sindaco, se si candida alla Regione si dovrà dimettere. C’è una legge che glielo impedisce e che quindici consiglieri regionali vendoliani non vogliono cambiare. Non ci sono i numeri.

Il Consiglio regionale è convocato per il 19 gennaio e sui numeri non sarei così sicuro.

L’intervista è finita. Da Bari non arrivano buone notizie: Vendola non arretra di un millimetro, si candida. Un assessore regionale annuncia: o si fanno le primarie o ricorreremo al giudice. La Primavera pugliese finisce nel peggiore dei modi. In Tribunale.

Da Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre