I complici in dono natalizio ai deputati dell’Assemblea Regionale: "C’è molto da fare, invece pensano alle poltrone"

Un blitz speciale, alla vigilia di Natale. Giovani col berretto di Santa Claus hanno portato doni ai deputati dell’Assemblea regionale siciliana. Regali provocatori e goliardici per "una classe politica assolutamente inadeguata al momento" come racconta Mauro La Mantia, presidente regionale della Giovane Italia, l’associazione giovanile del Pdl. E per tutti i componenti dell’Ars anche una "buona lettura natalizia": una copia de I complici di Lirio Abbate e Peter Gomez, il libro che ricostruisce le collusioni fra la mafia e la classe politica durante la latitanza di Bernardo Provenzano.

"È un libro importante – spiega La Mantia – dove si vede come i partiti, in maniera trasversale, non sono immuni da certe frequentazioni. Questo per dire che bisogna sempre stare con gli occhi aperti, perché la mafia esiste nel quotidiano. Uno di Milano – continua – in campagna elettorale ci può cascare, ma non un politico del posto che deve sapere con chi ha a che fare. E la classe politica citata nel libro, è la stessa che sta al governo. Poi ci sono certi fatti che, al di là del rilievo penale, dimostrano come chi fa politica non può permettersi di fare affari con certa gente".

Quindi mentre all’Ars il presidente dell’assemblea procedeva al consueto scambio di auguri, ecco arrivare i giovani del Pdl. Nei loro pacchi-dono ce n’è per tutti. La camomilla, per riportare alla calma molti politici regionali. Viaggi a Lourdes per i deputati del Pdl perché "solo un miracolo li può cambiare". Il pallottoliere per il presidente Raffaele Lombardo e l’Mpa, "perché hanno perso il conto delle persone piazzate nel sottogoverno regionale". Una bussola per il Pd, per orientarsi e capire se fanno opposizione o entrano nel governo. Ai deputati dell’Udc una camicia di forza, "da buoni vecchi democristiani, avendo perso il potere alla Regione e in ambito nazionale, hanno attacchi di follia".

Poi anche i Ghostbusters indirizzati particolarmente ai componenti della commissione statuto, "presieduta da uno dei nostri e finita sui giornali perché non si riunisce mai e ci costa migliaia di euro senza che produca nulla. Noi dovremmo dare – dice La Mantia – l’esempio e non produrre scandali degni della prima repubblica". Infine anche una lista dei laureati palermitani. "Non c’è più un concorso, hanno piazzato tutte le persone in tutti i posti disponibili. A questo punto, se devono raccomandare qualcuno, che sia una persona valida, invece di lasciare che i giovani vadano via dalla Sicilia". Poi, come detto, I complici, perché della necessità di rottura dei legami con Cosa nostra "se n’è accorta la società civile, la magistratura, le forze di polizia e anche la classe imprenditoriale, ma la classe politica è in netto ritardo. E un governo debole, come quello che abbiamo, non fa che aiutare la mafia. Oggi più che mai il Pdl dovrebbe darsi da fare e invece litigano e per cosa? Per le poltrone".

A fronteggiarsi i "lealisti" fedeli alla coppia Alfano-Schifani e i “ribelli” di Micciché. "Su cosa si dividono? Sul modo di gestire l’economia in Sicilia? Sulle riforme? No, è un problema di poltrone. Per questo diciamo che è una classe inadeguata al momento". Mentre loro, i giovani del Pdl, hanno voluto dare una scossa. "Abbiamo voluto prendere in giro tutti i partiti ma abbiamo voluto dimostrare di più, perché scommetto che i giovani del Pd una cosa del genere non l’avrebbero mai fatta: criticare il proprio stesso partito e irriderlo pubblicamente". Perché – conclude La Mantia – "noi non abbiamo peli sulla lingua".

Da Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre