D’Alema fotografa il paesaggio del momento: per lui meglio un patto basato sul cedimento che uno scontro.

Inciucio è una parola importante nella vita sociale italiana, prima ancora che nella vita politica. Significa che i contrasti tra due cognati che si contendono lo spazio macchina, due manager che si scontrano per il vertice aziendale, due clan che aspirano a dominare un borgo, due politici che lottano per la sopravvivenza si risolvono meglio con un sussurro sottotraccia che con clamorose dichiarazioni pubbliche. Una secolare cultura del mezzo potere (forse si può, forse non si può) della mezza opposizione (mai esagerare, il potere va un po’ raggirato, un po’ assecondato) del tenere alla larga i generosi incompetenti, vera peste della politica. È fondamento antico e solido della vita pubblica italiana.

Nella nostra grande pittura non ci sono scene di dibattito aperto e frontale. Quando non adorano il potere, i gentiluomini sussurrano ad altri gentiluomini, mentre belle dame – che forse sono l’opinione pubblica – attendono l’esito cauto del sussurro. Il teatro dell’arte, forse l’unica vera rappresentazione dell’Italia sulla scena, ha sempre due trame. In una le varie maschere dicono a voce alta cose bugiarde. Negli “a parte” altre maschere – solo in apparenza meno autorevoli – raccontano la vera storia e svelano l’inganno. Ma, attenzione. Questi disvelatori non sono affatto testimoni di verità. Tramano in un altro modo, con astuzia e malafede. Tramano contro la trama. Tutto oscilla tra brutta e bella figura, senza l’ombra del bene comune.

Forse per questo bisognerà decidersi a definire “rivoluzionario” il gesto di Roberto Benigni di girare questo Paese declamando La Divina Commedia, come se fosse un documento politico. Lo è. Sono la voce, le idee, i sentimenti, le parole, il linguaggio di un’Italia che non esiste in politica. Vi pare che Dante – parlando di papi indegni – si sarebbe soffermato un istante sulla convenienza e opportunità di non essere “antipapista”? Forse per questo le poche volte che c’è – in Tv o alla radio – la voce sola di Roberto Saviano milioni di italiani si fermano ad ascoltare. Ai nostri giorni, con un linguaggio di un figlio o di un fratello seduto a tavola, Saviano racconta la trama, tutta la trama, per sgradevole e sconveniente che sia. Racconta dove la malavita comincia fuori dalla politica, dove il delitto attraversa la politica e vi si insedia. Quando e come infetta partiti e Paese. Forse è il momento di ricordare certe maledizioni, apparentemente un po’ sboccate e un po’ folli di Pannella, contro il sistema politico italiano che congiura contro se stesso.

Non accade tutto ciò per dire che il contrario di Dante-Benigni e di Saviano-denuncia e di peste-Pannella è l’inciucio. Inciucio significa accettare il mondo così com’è. Chi siamo noi per cambiarlo? E, poi, ci conviene, visto che – se lo liberiamo – dovremmo condividerlo con tanti incompetenti della politica e ossessivi elencatori di tutti i mali? Inciucio significa – almeno per alcuni di noi – che, invece di lamentarsi di tutto, puoi ottenere qualcosa, per poco che sia. Adesso Massimo D’Alema propone di ricordare come modello l’art. 7 (il Concordato) votato da Togliatti alla Costituente non per tenere a bada il potere della Chiesa sulla vita italiana. Ma per accettarlo, anzi per promuoverlo, in modo da avere una parte di beneficio.

D’Alema rievoca con precisione il paesaggio del momento. Da una parte gli azionisti, che volevano ricominciare la storia d’Italia pulita; dall’altra l’Italia realista che viene a patti. E i patti più utili si fanno con i potenti. Nel caso, la costituzionalizzazione dei Patti Lateranensi. Qui – nell’intervista di D’Alema al Corriere della sera (17 dicembre) – ci sono due parole chiave, “azionisti” e “patti”. Finalmente viene data una bella e nobile definizione sia ai girotondini, ostinati contro il berlusconismo , sia ai radicali, che vedono il male in tutto il partitismo italiano. Nel lessico di D’Alema un patto realistico (per quanto basato su un cedimento) è meglio di uno scontro per ottenere di più. Ma non sarà l’ultima conseguenza dell’inciucio di Togliatti se i laici, azionisti, radicali, girotondini non possono, oggi, a decenni di distanza, avere la dignità della vita (coppie di fatto, unioni gay) e la dignità della morte (il testamento biologico)? Eppure ci sono stati referendum anti-inciucio vinti dai radicali. E due elezioni vinte dagli azionisti-girotondini. Per questo gli azionisti, quelli che ancora ci sono, e i giovani con lo stesso orgoglio resistenziale, devono un grazie a D’Alema. Sul fenomeno tutto italiano dell’inciucio ha messo le cose in chiaro. Vuol dire cedere.

dal Fatto Quotidiano del 20 dicembre 2009