Borsellino: nessun accordo con gli uomini di Dell’Utri

di Enrico Fierro
 

"E ora dovremmo addirittura sorbirci la favoletta di un Micciché eroe ribelle della sicilianità, e di un Lombardo novello autonomista contro il potere di Roma? Ma via, non ci crede nessuno. La verità è che siamo di fronte a un gioco di potere tutto dentro al centrodestra siciliano. Le solite storie, i soliti gruppi di potere che si muovono all’ombra dei potentati politici".
 

Rita Borsellino chiude le porte a ogni ipotesi di accordo tra Pd, Lombardo e l’ala del Pdl siciliano che fa riferimento a Gianfranco Micciché. Ma l’intesa sembra alle porte, tanto che sui giornali siciliani circolano già i nomi dei probabili assessori "tecnici" indicati dal Pd nel nuovo governo regionale.
Il Pd è spaccato tra chi, come il segretario regionale Giuseppe Lupo e il deputato nazionale Peppe Lumia, è possibilista e chi è nettamente contrario. Come Enzo Bianco. "Non possiamo fare inciuci che non sarebbero compresi dagli elettori".
 

E la deputata Alessandra Siragusa. "Mentre Lombardo lascia credere di aver rotto con Berlusconi i deputati dell’Mpa alla Camera votano compattamente con il governo, ieri per salvare Cosentino, oggi sul bilancio dello Stato, che pure penalizza ancora una volta il sud e la Sicilia. Basta con questi bluff".

Onorevole Borsellino, si ha l’impressione che in Sicilia il “milazzismo” non sia mai morto?

Diciamo che è una malattia che spesso ritorna.

Eppure molti in queste ore parlano del "laboratorio" siciliano.

Anche questa è una vecchia storiella. Ma quale laboratorio? La realtà è più complessa. Siamo di fronte a un formidabile riassettamento di potere, c’è un rimescolamento e ogni soggetto cerca di agguantare quote di comando all’interno della politica siciliana.

Gianfranco Micciché e il suo Pdl Sicilia, ad esempio?

Guardi, trovo veramente ridicolo tratteggiare Micciché, il fedelissimo di Berlusconi e dell’Utri, come un ribelle. Micciché sta giocando una partita sua, ha colto il momento di estrema debolezza che sta vivendo Lombardo e si inserisce. Altro che interessi della Sicilia, governabilità e chiacchiere varie, la posta in gioco è un’altra e i siciliani c’entrano poco.

Lombardo dice che contro il suo governo si sono mossi interessi forti. A cosa si riferisce?

Nella commedia di questa crisi, ogni attore vuole ritagliarsi un ruolo che gli è poco consono. Ora tutti vogliono fare gli innovatori. Lombardo dice che lui ha decuffarizzato la regione, e di questo ne fa un motivo di vanto politico. E forse ha ragione, nel senso che ha smontato il vecchio sistema di potere costruito da Totò Cuffaro. Uomini, burocrazie, sistemi di interesse. Ma il punto è che a questo sistema di potere ha sostituito il suo. Gli uomini sono diversi, ma le modalità di organizzazione e di esercizio del potere sono le stesse. Diciamo che Lombardo ha decuffarizzato per lombardizzare.

Le cronache giornalistiche raccontano di un incontro tra Massimo D’Alema e Lombardo, dicono che hanno mangiato un’ottima orata e hanno sottoscritto un patto.

Sono contenta per loro per l’orata, ma con Massimo D’Alema ho parlato e gli ho detto con chiarezza che accordi, alleanze, appoggi esterni, sarebbero solo un papocchio.

Riepilogando: si spacca il Pdl, ma Micciché non rompe né con Berlusconi, né con Dell’Utri. Lombardo è alla ricerca di maggioranze diverse, ma a livello nazionale continua a sostenere il governo di centrodestra. E c’è il Pd, che si divide e rischia di rimanere col cerino acceso in mano.

Il Pd in Sicilia è ancora alla ricerca di una identità. Una situazione che è certamente simile a quella di altre regioni, dove ancora si oscilla sul tema delicatissimo delle alleanze. Penso particolarmente alla Puglia, dove si dice no alla ricandidatura di Vendola perché questo viene imposto dalla ricerca di possibili accordi con l’Udc. Ma qui tutto viene accelerato dalla crisi del governo Lombardo.

Onorevole, come ne uscirete?

Certo non alleandoci con Micciché, l’uomo di Marcello Dell’Utri, e proprio – me lo lasci dire – nei giorni in cui a Palermo si sta celebrando un delicatissimo processo sui rapporti tra mafia e politica. Basta con gli inciuci e i giochi delle tre carte. Lombardo venne eletto con una maggioranza mai vista, i siciliani gli affidarono il compito di governare, ora non ha più i numeri, ne tragga le conclusioni. Per quanto riguarda il Pd, dico che è meglio una sana opposizione che partecipare a un governo-papocchio.

da Il Fatto Quotidiano del 12 dicembre.