Intellettuali, scrittori, giornalisti si mobilitano a favore della protesta

In attesa del “No Pd Day” – Marco Travaglio
L’altro giorno, sotto il titolo “Dialogo”, il Corriere pubblicava una foto della capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, in allegro conversare col presidente Schifani e con quell’altro statista di Quagliariello. Quella foto, come dice Ellekappa, dovrebbe chiamarsi Pdc: Partito Diversamente Concordi. Se vi si aggiungono le ultime uscite di Violante, Letta e Latorre sul dovere dell’opposizione di salvare Berlusconi dai processi, non si può che giungere, dopo 15 anni di inciuci, all’inevitabile conclusione: il problema non è Berlusconi, ma il centrosinistra. Il centrosinistra che prende i voti (sempre meno) per opporsi al Cavaliere e poi regolarmente gliele dà tutte vinte. Sceso in politica per salvarsi da debiti e galera, Berlusconi è sempre rimasto coerente: si occupa solo degli affari e dei processi suoi. Chi non fa il suo mestiere sono gli “altri”. Oggi tutti i cittadini che amano la Costituzione e la democrazia saranno in piazza. Ma subito dopo dovranno lavorare a una nuova manifestazione che costringa il Pd a deberlusconizzarsi: il No Pd Day. Come disse Petrolini al disturbatore che lo contestava da un palco: “Io non ce l’ho con te, ma col tuo vicino che non ti butta di sotto”.

Nanni Moretti, Giorgio Bocca e Saramago: eccoci
L’adesione di Nanni Moretti alla fine è arrivata. Lo annuncia il sito di MicroMega: “Nanni Moretti – recita il comunicato – ha chiamato Paolo Flores d’Arcais per rendere pubblica la sua decisione di prendere parte alla manifestazione di sabato 5 dicembre”. Il regista, già protagonista della stagione dei Girotondi, risponde così all’appello che Paolo Flores D’Arcais aveva lanciato domenica scorsa dalle colonne de Il Fatto Quotidiano: “Il 5 dicembre – le parole di Flores – per impegni presi da mesi, non sarò in Italia. Ma conto che, come ai tempi dei Girotondi, ci siano manifestazioni in tutte le capitali europee. E che nel frattempo arrivino le due adesioni di cui si sente (e non si capisce) la mancanza, Nanni Moretti e Roberto Saviano, simboli dell’impegno civile delle rispettive generazioni, la cui voce non deve mancare dal palco. Finché c’è lotta c’è speranza”. Intanto sono arrivate al No B. Day anche le adesioni di Giorgio Bocca che interverrà in piazza San Giovanni con un messaggio video, e del premio Nobel per la letteratura José Saramago che ha inviato ai manifestanti un saluto che verrà letto dal palco.

Trovarci in tanti per dire chiaro che Italia è – Furio Colombo
Domanda incuriosito il coinquilino in ascensore: “In piazza per dire no a Berlusconi. Ma non l’avevate già fatto?”. La domanda mi è sembrata, allo stesso tempo, sincera e con una risposta inclusa. La vera frase era questa “io sarei d’accordo. Però abbiamo capito che non serve. Sono quindici anni che si ripete questa invocazione da affollate piazze”. Giusto. E vedo due modi per rispondere. Il primo è che, se è necessario ripetere un impegno necessario è un dovere, sia morale sia organizzativo. Trovarci in tanti per dire chiaro che Italia è. Però questo appuntamento di centinaia di migliaia di italiani non è un rifare cose già fatte. Molto è cambiato. È cambiato in peggio, dall’irrompere pieno e sfrontato dell’illegalità nella vita pubblica alla evidente corrosione della figura del Capo. La destra che si identificava in lui si è smagliata. La presenza di un numero grande di italiani che dice no in una piazza di libertà è un fatto nuovo, perché nuovo è il pericolo – che si è fatto estremo. La forza di quella piazza sarebbe immensa se ci fosse tutta l’opposizione, secondo il mandato degli elettori. I leader politici ci saranno, in parte e un po’ indecisi. Gli elettori saranno tanti e privi di dubbi. Per questo dico ci saremo tutti. Ed è qui il fatto nuovo.

È iniziata la fine del regime – Paolo Flores d’Arcais

Oggi scende in piazza la democrazia, contro l’infame progetto di un regime putiniano e di un governo “legibus solutus”. La democrazia che non vuole affidarsi a un presidente della Camera che smentisce coi suoi voti (in favore di ogni legge ad personam) le nobili citazioni con cui riempie i suoi libri. La democrazia che vuole contare su se stessa, scende in piazza a Roma ma insieme in tutte le capitali d’Europa. A piazza San Giovanni saranno centinaia di migliaia, dieci o venti volte le cifre che darà la Questura. Come sette anni fa. Questo popolo di cittadini coerentemente democratici, non è mai venuto meno. Da quasi vent’anni è come un fiume carsico. Sembra sparire ma si frammenta in mille rivoli sotterranei. Questa volta, a farlo riemergere, è un gruppo di blogger, età media meno di trent’anni. Una nuova generazione, un segno inequivocabile: la piazza che tra poche ore si riempirà e segnerà l’inizio della fine del regime che ha ridotto l’Italia a macerie. A meno che, una volta di più, a salvarlo non sia l’inciucio di una finta opposizione. Sta a noi impedirlo.

Ci sarò perché mi manca il respiro – Oliviero Beha
Sarò in piazza San Giovanni per tre motivi, collegati tra loro e in grado di rafforzarsi l’un l’altro. Il primo riguarda come nasce e chi promuove la manifestazione: è la piazza virtuale del Web che chiede fisicamente di essere presa in considerazione dalla politica e dai media tradizionali senza etichettature. Il secondo riguarda il movente del raduno: dire no a Berlusconi non perché non ci piace esteticamente ma perché mette a rischio la democrazia con i suoi comportamenti che fanno strame della legalità e fanno rimpiangere Andreotti. Si faccia processare e magari assolvere invece di scappare ad usum caimani. Il terzo riguarda la necessità di dire basta: ma non soltanto a Berlusconi bensì a questo atroce andazzo italiano, ai due milioni di disoccupati, a un paese senza futuro precipitato culturalmente in un buio oscurantista, che riguarda la destra come la sinistra. Senza franchigie per nessuno e senza “turarsi il naso”. Manca il respiro.

Adesso è importante camminare insieme – Peter Gomez
Il No B. Day è una buona notizia per la democrazia. Perché dimostra che in questo paese la politica non è morta. Infatti quando i partiti – quasi tutti – non riescono o non possono più rappresentare i loro elettori, c’è chi si organizza da solo per esprimere le proprie idee. Certo, può preoccupare, o indignare, che il Pd di fatto non ci sia. Ma resta un punto. Anzi il punto: molte persone hanno in mente un’Italia diversa, più giovane, più onesta, più giusta. E adesso attendono solo una classe dirigente che lo dica con chiarezza. Arriverà? Io non ho dubbi. In politica il vuoto non esiste. Per questo è bello pensare che, anche se non sappiamo ancora chi siano, i nuovi leader esistono già oggi. Alcuni di loro li ritroveremo in piazza questa mattina. Altri li scopriremo lungo il cammino. Ma non dobbiamo preoccuparci. In questo momento conta una sola cosa: mettersi, tutti assieme, a camminare.

È il primo passo, speriamo non sia tardi – Massimo Fini
Parlavo qualche tempo fa con una ragazza brasiliana che vive qui, la quale si diceva stupita dell’indifferenza, dell’inerzia, della rassegnazione con cui i giovani italiani accettavano le ripetute e sempre più gravi violenze e prepotenze del presidente del Consiglio. E mi raccontava che nel dicembre del 1992 il presidente del Brasile Collor de Mello, eletto a gran maggioranza con suffragio diretto (e quindi con una legittimazione popolare superiore a quella di Berlusconi), accusato (semplicemente accusato) di corruzione e di evasione fiscale era stato sottoposto dalle Camere a un procedimento di impeachment e deposto. Ma a spingere le Camere a intervenire erano state manifestazioni popolari di milioni di persone, soprattutto giovani, molte delle quali avevano votato De Mello ma non tolleravano di avere un presidente delinquente. Il NoB.Day, con cui i giovani di Internet si sono decisi a scendere dal mondo virtuale per planare su quello reale, è una risposta all’interrogativo di quella ragazza brasiliana. Speriamo che sia un primo passo. E che non sia troppo tardi.

La Costituzione: anche il “Re” deve obbedirle – Bruno Tinti
Vi ricordate di Geordie? De André cantava: lo impiccheranno con una corda d’oro, rubò sei cervi nel parco del re. Era la legge. Non era giusta, anzi era odiosa e crudele. Ma il re aveva il potere di farla, quale che fosse, perché era il re, per diritto divino. Poi è arrivata la Costituzione, una legge nuova fatta proprio per il re: non importa che tu sia il re, non importa che il tuo potere sia legittimo; deve essere esercitato in maniera giusta. Anche il re, diceva la Costituzione, deve obbedire alla legge.
I modi di attribuzione del potere oggi sono cambiati: il popolo sceglie chi deve governare. Ma che all’origine del potere vi sia il diritto divino o il consenso popolare, la legge suprema dello Stato resta a segnare il limite oltre il quale perfino la democrazia diventa tirannide. È per questo che il principio fondamentale di ogni Costituzione è l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Ed è per questo che oggi siamo qui: per ricordarlo a chi non ha capito che i privilegi del potere non hanno posto in una democrazia costituzionale.

Questo spazio vuol dire democrazia – Luca Telese
A pensarci bene, “Piazza” è la più importante delle parole sequestrate dall’egemonia culturale del centrodestra in questi anni. Piazza è cittadinanza, l’agorà ateniese. È la cellula dove nascono i comuni prima e il Rinascimento poi; piazza è la Bastiglia che infilò nel cuore del Settecento i valori della borghesia, piazza è l’Unità d’Italia, le insurrezioni di popolo contro i nazisti. Una piazza silenziosa e composta a Milano, nel 1969, disinnescò i timer e le velleità golpiste di piazza Fontana. Piazza San Giovanni è il milione di persone che salutò Enrico Berlinguer nel 1984. Ma piazza è anche il contrario della solitudine catodica in cui Berlusconi domina da 15 anni. Per questo il centrodestra tiene questa parola in ostaggio: piazza è diventata “il ricatto della piazza”, “la violenza della piazza”, “l’indebita pressione della piazza”. Ecco perché oggi sarebbe bello spiegarlo a tutti: democrazia è il contrario di agorafobìa.