di Mimmo Lombezzi

Sere fa mia figlia Giulia (21 anni) è andata a far due passi “in Colonne”, cioè alle Colonne di San Lorenzo, nel pieno centro di Milano, con un amico che conosco di anni. Lo chiameremo Ahmed (il nome è inventato). É italo-marocchino, si mantiene agli studi lavorando ed è un ottimo disegnatore.

É l’una di notte, Giulia e Ahmed stanno per rientrare e nella piazza, quasi deserta, ci sono solo tre ragazzi (uno di colore) seduti su una panchina.
Uno dei tre apostrofa Ahmed : “Ehi, quella lì è la tua ragazza?”. “No. É solo un’amica” risponde Ahmed che prosegue e raggiunge uno dei bagni chimici che si trovano sulla piazza. A quel punto il tizio si alza dalla panchina e tempesta di colpi la porta del bagno. Ahmed esce   e gli chiede: “Che cazzo fai?”. Quello risponde : “Ho da spiegarti due cose”.

Poi – seguendo una tecnica già collaudata in altre aggressioni, come quella tragica di Verona – gli chiede una sigaretta. Ahmed risponde che non ne ha.
L’altro gli strappa quella che ha in mano, e visto che Ahmed non si scompone, gli dà uno schiaffo. Ahmed mantiene la calma e questo irrita i ragazzi. Giulia si interpone, cerca di trascinar via l’amico, dice ai ragazzi “siete matti?” e quelli rispondono: “vieni qui che ce n’è anche per te”.  

Giulia e Ahmed si allontanano e in Corso di Porta Ticinese commentano ad alta voce quello che è accaduto: “Possibile” si chiede Ahmed “che uno venga schiaffeggiato solo perché è gay?”. Quattro adolescenti sdraiati su un prato gli urlano “ricchione!”. Ahmed risponde : “Cosa hai detto?”. Poi, nonostante la rabbia, decide di tornare a casa per non coinvolgere mia figlia in una rissa. Mi chiedo cosa sarebbe successo se Ahmed avesse accettato la provocazione.

L’altra mattina, davanti a un caffè, Giulia mi racconta un mondo che le sembra incredibile, che conosceva solo dai giornali o dai film, che non avrebbe   mai immaginato di vedere dal vero. Milano diventerà come Roma? Anni di battute da “telecaserma” o da talk-shock hanno seminato il terreno: ciò che conta è trovare un “diverso” da pestare per passar la serata.

da Il Fatto Quotidiano dell’1 dicembre