Apparteniamo alla generazione dei nati intorno al 1970 (quelli che hanno fatto otto anni di francese tra medie e liceo!!!per poi doversi arrabattare tutta la vita con l’inglese): io 39 anni, da 8 precaria della scuola, ma posso vantare anche un po’ di contratti a tempo determinato negli enti locali; mio marito, 41 anni, “esternalizzato” presso due Centri dell’impiego della Provincia di Pisa con lo stress del rinnovo dell’appalto ogni due anni e mezzo.

Ho una sorella e un fratello: mia mamma, la generazione precedente, quella del posto fisso e vicino, non riesce a capire: vabbè, la prima figlia, che sarei io, se l’è andata a cercare con la sua laurea in filosofia; la seconda Economia e commercio, ma … “Signora, si è laureata troppo tardi sua figlia, non ci importa del 110 e lode all’Università di Pisa”, allora mia mamma impone decisa a mio fratello di laurearsi in corso: ingegneria informatica, laurea specialistica, il massimo dei voti, a Pisa, tre mesi alla Nokia a Helsinki, e ora… si sta avvicinando la scadenza del contratto di lavoro interinale!

Ma cosa bisogna fare? Ve lo ricordate Castelli, l’anno scorso, che diceva in Tv che i laureati a erano a spasso perché non facevano ingegneria? O apriamo tutti un bar , come sembra apprezzare Lupi, senza pensare che forse quei due ragazzi visti ad Annozero avrebbero dato maggiormente il loro contributo alla società come ingegneri che come baristi, e non perché ci siano mestieri più nobili di altri ma perché forse l’ingegnere era quello che sapevano fare meglio.

Sara