Egregio ministro Tremonti

Accolgo volentieri la sua proposta di raccontare le avventure che da anni sono costrette a vivere le famiglie italiane a causa dell’assenza dei genitori costretti a lavorare a chiamata oppure lontani migliaia di chilometri.

Sono figlio di un infermiere (laureato con lode in scienze infermeristiche alla sapienza di roma), che vede suo padre una volta al mese, in quanto costretto a lavorare a siena per avere un posto fisso perchè stanco di elemosinare un contratto a chiamato o se gli và bene a tempo dal politico di turno.

Mio padre ha scelto di andare a siena a lavorare lasciando la sua famiglia in un paesino della campania perchè a 50 anni suonati vorrebbe un posto fisso, cosa che non avrà mai qui nella provincia di caserta ne in tutta la campania o in tutto il lazio perchè qui assumono solo infermieri raccomandati a chiamata o a tempo,oppure devi affidarti alle lobby delle cooperative che sono peggio della mafia.

Ciò che chiedo come figlio e fratello di una famiglia stanca di non vedere il padre non è la stabilizzazione dei precari così come molti (i raccomandanti) invocano,assumendo così una massa enorme di raccomandati, ma l’apertura di concorsi pubblici a cui tutti possano partecipare senza distinzioni di razza colore e tessera di partito.

In questo caso mio padre così come ha vinto vari concorsi da infermiere a tempo indeterminato nelle sanità pubblica di tutta italia avrebbe possibilità di vincere e ritornare a lavorare vicino alla sua famiglia.

Sottolineo che non ci siamo mai potuti trasferire con tutta la famiglia in toscana perchè per questioni economiche non potremmo permetterci di affittare una casa per noi 7 (con tanto di nonna con Parkinson) e non perchè non ne abbiamo voglia. Consapevole che nessuna risposta mi sarà mai fornita ne da lei ne da nessun’altra istituzione italiana, motivo per cui sin da bambino spero di emigrare lontano da questo paese in degrado morale e politico le porgo i miei Distinti saluti.

M. C.